mercoledì 26 settembre 2018

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@@ 76 IMMERSI NELLA RUHR OLANDESE VERSO LE FIANDRE 

Gente di ogni stampo
tutti fuor al casello dell'autostrada;
gnomi, punk e "rambo",
tingono nel color che più li aggrada.

La città di Den Haag ci ha fatto strada:
qui dell'amica Baby c'è stato nostro incontro
fornendoci con sue indicazioni la spada,
per affrontare al meglio ogni olandese scontro.

In giro per le strade dei Paesi Bassi,
osserviamo la vicinanza tra stati,
che in un vicin passato giocò gli assi
per crear su carta fedeli alleati
che intrapreser per Europa primi passi.

Visitare il mondo ti riempie con esperienza
facendoti evolver in maggior decisione
in un pianeta interiore in cui la sofferenza
non è più usuale con chiara precisione.

Vetrine espongono il sesso!!
Ciò attira uomini di desiderio
producendo un forte annesso
che ti spinge in un modo vero
a ciò che non rende depresso.

È il viaggiare in questa maniera,
che diventa quella strada giusta
per affrontar situazione più nera
nel modo che al meglio aggiusta
situazione che è la realtà sincera.

È quel modo di vivere più ottimale
che ti fornisce quei mezzi robusti
per superar ogni gravissimo male
indurendo efficace gli umani fusti
con cui l'atroce ti diventa normale.

Da Den Haag ci siamo allor mossi
passando per il Keukenhof in mezzo ai tulipani
per proceder agli immensi colossi,
di pale eoliche dei mulini a Beemster, domani.

Il nuovo giorno ci porta verso la meraviglia dei polder olandesi:
l'Olanda è una terra che giace sotto il livello del mare
ed è stata creata una struttura con quarantatré mulini ad arnesi
che spostassero l'acqua finendola poi per asciugare.

La via di Essen ci ha successivamente guidato
alle immense di Zollvereib miniere
che fino a qualche anno fa' deteneva il primato
della produzione carbonifera avere.

Ancora procediamo a Bruxelles dove s'incontrano tre nazioni:
ulteriore spunto dell'Europa la sua creazione
che fu quell'incipit iniziale che portò verso reali motivazioni
che portarono ai primi input d'unione d'azione.

Impronta dell'Expo in giro per il pianeta:
l'Atonium è di questo passo la scarpa
che nel cinquantotto cadde come cometa
suonando l'unione mondiale con arpa.

Infine procedendo verso Anversa, le mitiche Fiandre ci hanno aperto le porte:
la statua di Rubens è stata il simbolo d'entrata
che insieme al Vecchio di Jan Van Eyck, sono stati protagonisti alla corte,
portandoci a seguire della città la sua chiamata.

Come conclusione della vacanza,Eindhoven ci ha richiamato alla base,
dove il museo DAF e la Philips abbiamo salutato,
lasciando alle spalle i Paesi Bassi che di esso rappresentano una fase
di quelle esperienze di vita che di più ho Amato.

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martedì 18 settembre 2018

_1_ GIORNO: GIOVEDI' 06 - 09 - 2018

10:45 Alla Reeko home, Frank e Reeko aspettano pronti per la partenza davanti alla serranda del fondo, il terzo compagno dei loro mitici viaggi annuali: Gemy. Arrivato, saliamo nella sua macchina e via all'areoporto di Pisa. Procediamo con tranquillità visto che la partenza dell'aereo è prevista per le 15:40del pomeriggio, ma siamo pure consci che per salire in aereo Reeko ci impiega un bel po' per tutte le manovre che lo riguardano onde farlo andare seduto dentro il suo interno; alle 15:36 con la dimestichezza acquisita negli anni passati per affrontare questi viaggi, ci ritroviamo tutti e tre comodamente seduti all'interno del veicolo di volo pronti per la partenza; dopo 4 minuti con una precisione al secondo, questa avviene: alle 17:00 in punto abbiamo già percorso buona parte della tratta aerea, ma Eindhoven ancora non si vede perché coperta costantemente dalle nuvole. Alle 17:22iniziamo ad intravvederla e hanno inizio le manovre di atterraggio. Pochi minuti prima delle 18:00 siamo all'interno dell'aeroporto davanti allo strumento elettronico in cui passano nella scesa, tutti i bagagli. Stando fermi ad aspettare scrutando le nostre proprietà, passano tutti i bagagli tranne i nostri (FOTO). Nasce il panico per la troupe "castelana-biturgense" finché finalmente le valige si intravvedono e la tranquillità viene ripristinata. In totale tranquillità, così ci dirigiamo verso i portelloni per poter prendere l'auto a noleggio prenotata diligentemente da Gemy a casa. Ci ritroviamo in mezzo a due compagnie:
1. HERTZdifronte a cui ci siamo subito istintivamente messi ad aspettare; accorgendoci poi che non era questa, andiamo dalla parte opposta verso la
2. SIXT
dove capiamo che il caldo arancione, colore ufficiale di questa compagnia per il noleggio di auto, è il nostro. La lunga attesa viene poi subito ricompensata allo scorgere dell'auto che ci aspetta: una KIA SPORTAGE è ferma nei parcheggi dell'aeroporto ad aspettarci paziente e saliti, con alla guida l'esperto "navigatore umano Gemy, si parte in direzione di DE HAGUE; tale città soprannominata la ROYAL CITY BY THE SEA; questo termine rappresenta la nomenclatura olandese con cui facciamo riferimento per definire la città di AIA o come Wikipedia ducet nella lingua italiana chiamata pure AJA; la città è sede della Corte Internazionale di giustizia (FOTO). Nel percorso Reeko compie un'attenta ricerca di informazioni e possibili contatti telefonici con Barbara, cugina di Milena, che ormai è da tempo che si è trasferita e lavora in Olanda; la ricerca porta a degli ottimi risultati, infatti Barbara ha aperto insieme al suo ragazzo un ristorante chiamato MADE IN SUD al centro della città; ci dirigiamo allora a cercarlo; per la via notiamo per la strada alcune tipicità e marche più diffuse di birra come le birrerie ANIMAL ARMY BREWERY, molto diffuse nel luogo, o la piazza centro del mercato di GROTE MARKT. Soddisfatti della visita alla città e sopratutto di aver riparlato dopo un enormità di tempo con la nostra cara amica Baby, vedendo di buon cuore come stia bene trovandosi da Dio qui in Olanda, le abilità e dimestichezze ormai acquisite con l'enormità di viaggi e "avventure geografiche" fatte da Gemy, ci fanno prenotare in quattro e quattr'otto la migliore struttura per il pernottamento in sintonia con le nostre esigenze, più vicina: L'EASY HOTEL al centro di Den Haag. Arrivati, un'enorme sala piena di poltrone e tavoli, ci delizia per un meritato riposo e la camera da letto poi, completa l'opera preparandoci ad affrontare l'avventra olandese del giorno seguente. 

mercoledì 29 agosto 2018

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@@@ 83 - @@@@ 409 - @@@@@ 186 -  - @@@@@@ 147 SPETTACOLO D'AMORE: LA VIA PIU' DIRETTA ALLA FELICITA' INTERIORE

Il tuo continuo pensiero
mi genera felicità assai lieta
perché mi colora il nero
facendo brillare alta la meta
che nel modo più sincero
di gran gioia infine mi allieta.

Attrazione che ”VA OLTRE”il sentimento
perché crea delle certezze stabili
che infondono così al certo momento,
le emozioni che son più probabili
per esteriorizzar quello che mi sento
in quei modi che sono utilizzabili
per crear aura che supera il tormento.

E’un effusione di felicità interiore
che stabilizza delle emozioni che son chiare
e le quali infondono nel nostro cuore
quella spinta che a primissima evidenza pare,
la più grande espressione dell’Amore.

Poi la realtà offre occasioni
che devi afferrar al volo
perché tali sono delle unioni
in cui non voglio da solo
ma in due, studiarne copioni.
Presto,
ti giuro, ne sono assai certo,
inizierà lo splendido concerto

gesto,
dello sfilar chiaro ed aperto,
quel fare che se pur incerto,

mesto,
mi porrà d’innanzi conserto
ad esprimere ciò ch’avverto.

E ‘l’Amore che mi guida
e fin da piccolo l’ho sempre inseguito;
grazie a Lui ho la sfida
della vita di cui mi son sempre stupito,
vinto in punta di dita.

Senza farmi notare molto al di fuori
ma costruendo dentro il Folle mondo:
una meraviglia con importanze priori
visto che adesso fuori di me effondo
consapevolezze che valgono più d'ori
e per cui nel parlar non è che abbondo
azione di non renderle mezzi accessori.

Essendoci solo due attori,
lo stancarsi è purtroppo possibile
ma solo con tal dolci cori
al unisono, accostati al godibile,
tu Amerai finché non muori.

Allora iniziamolo questo grandissimo spettacolo!
Solo così ne scopriremo finale
in vista del quale qualsiasi impossibile ostacolo
osserveremo con il canocchiale:
si, perché nella mia esistenza sol io stesso colo
quel dolore che acquista banale
poiché conscio sono adesso dell’importante ruolo
di pervenire a felicità epocale.

Assurdo, si ne sono ben conscio,
come lo è anche il viver moderno
il quale rende lieve e moscio,
ogni vitale, più importante perno.

Oggi giorno 
l’uomo non capisce l’importanza che possiede l’Amore
che intorno,
è il sistema diretto per pervenir alla felicità interiore.

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COMMENTI DEL LETTORE:

venerdì 10 agosto 2018

10. M. FOUCAULT

M. Foucault nel lavoro letterario di una vita, ha incentrato i suoi scritti proprio sul tema della Follia attraverso la ricostruzione del suo profilo storico e l'attualizzazione di un'immagine che, oltrepassando gli sterili confini di una cronologia meramente elencativa dei singoli eventi, giunge a ricoprire un piano della conoscenza molto più vasto e pregnante di quanto non possa sembrare.
nei suoi testi la Follia sarà l'oggetto e al tempo stesso il soggetto del discorso, del suo sviluppo e della sua involuzione attraverso le epoche di una Storia che non parla solo di "cose", ma anche di "fatti", ai quali non si limita ad attribuire significati, ma li fa significare.

La sua opera è intitolata SINTESI DELLA STORIA DELLA FOLLIA NELL'ETA' CLASSICA:

CAPITOLO 1. - SULTIFERA NAVIS.
LEBBRA - MALATTIE VENEREE = ESCLUSIONE ED ABBANDONO NEGLI OSPEDALI
--------> INCONTRO CON IL VERO DOLORE
E’ a partire dalla scomparsa della lebbra in Europa che, anche se ancora a livello inconscio, l’esperienza dell’isolamento della Follia e dell’internamento cominciano a farsi strada nella mentalità medioevale, fino all’esplosione che avranno nell’Età Classica. Gli ospedali e gli edifici sanitari che erano destinati ad ospitare i malati di lebbra si riveleranno allora i luoghi più adatti per quell’esperienza correzionaria di isolamento e prigionia che contraddistinguerà la Follia nel XVII secolo. Ma nel Medioevo la concezione di Follia era ancora inserita nell’antica contrapposizione Bene/Male come parte inscindibile dell’umana tragicità, e sebbene già sulla via dell’alienazione e della punizione, il folle era largamente ammesso nella società come parte costitutiva di essa. L'ISOLAMENTO non gli precludeva un ruolo sociale e simbolico che l’arte e la cultura dell’epoca non mancheranno di concedergli, e la sua fascinazione sulla filosofia e sulla religione era ancora molto influente. Ancor più che uomo in carne ed ossa, nel Medioevo il Folle è un personaggio, oggetto di rappresentazione artistica e di allegoria, stereotipo dell’insensatezza della condizione umana e ricettacolo delle paure dei propri contemporanei.
Il campo in cui più la figura del Folle ebbe successo fu sicuramente la pittura. "Sotto la superficie dell’immagine s’insinuavano tanti significati diversi a tal punto che essa non presentava più che un volto enigmatico. Ed il suo potere non era più di insegnamento ma di fascinazione". La definizione presente nel libro mostra in modo evidente il tipo di rappresentazione della follia che andava diffondendosi nei primi secoli dell’anno mille, e che saranno poi definitivamente codificati da geni visionari come Durer, Brueghel e Bosch. Proprio quest’ultimo è l’autore di un quadro fondamentale, la "Nave dei Folli", attorno a cui Foucault fa ruotare la propria interpretazione dell’esperienza medioevale della Follia, analizzandone i significati impliciti. Nel dipinto di Bosch il Folle è in tutto e per tutto stereotipo della sregolatezza e dell’insensatezza della condizione umana, reso protagonista di un viaggio insulso alla volta del nulla, o forse del sapere universale. La navigazione è al contempo simbolo dell’isolamento e della purificazione, preludio dell’internamento e rito misterioso che si riconduce ad antiche magie e cabale che nel Medioevo affiancavano costantemente l’immagine del Folle. Al fianco del viaggio verso l’ignoto, nella rappresentazione della Follia di Bosch troviamo anche la tendenza a raffigurare animali fantastici ed il più delle volte mostruosi, uomini dai visi deformi e dagli arti mutilati, ed una serie di altre visioni sconcertanti in cui sono sfogate le paure inconsce della società sua contemporanea. Le figure fantastiche diventano allegoria delle incertezze dell’uomo, dell’incapacità di rispondere alle domande della vita, anche se a volte sono semplicemente sfruttate per la satira sociale o per l’esaltazione del mondo alla rovescia carnevalesco. Emblematici di questo sono anche alcuni quadri di Brueghel ed il sinistro libro di Brandt, il Narrenschiff, odissea dantesca della follia a bordo di una nave carica di tipi umani e personaggi simbolici.
Ma il Folle è visto anche come il possessore di un sapere oscuro e proibito, capace di vedere realtà superiori che nascondono segreti misteriosi o rivelazioni religiose. Spesso è associato alla figura del mago e del sapiente, e non a caso è proprio la filosofia che tende a sconfinare nella Follia durante il Medioevo; il primo canto del poema di Brandt è consacrato ai libri ed ai sapienti, e nell’incisione che appariva sulla copertina della prima edizione troneggia al centro della cattedra di libri il Maestro che porta dietro il suo berretto di dottore il cappuccio dei pazzi tutto cucito di sonagli. Anche Erasmo dedica molto spazio ai filosofi ed ai teologi nella sua ronda dei folli, come d’altra parte l’infinito di Cusano, che è la saggezza di Dio, non si distacca molto nella sua definizione dall’abisso della Follia: "Nessuna espressione verbale può esprimerla, nessun atto di comprensione farla comprendere, nessuna misura misurarla, nessun compimento darle un compimento, nessun limite limitarla, nessuna proporzione proporzionarla, nessun paragone paragonarla, nessun simbolo simboleggiarla, nessuna forma darle forma…". Anche la teologia si trova quindi implicata nel paradosso della Follia; la ragione umana al confronto di quella di Dio non è che Follia.
La complementarità della Follia con la ragione si ritrova nella distinzione che veniva fatta, a partire da Erasmo, di due tipi di Follia:
1. da una parte una "Folle Follia", che rifiuta la follia caratteristica della ragione e rifiutandola la raddoppia, cadendo nella più semplice, chiusa ed immediata delle follie;
2. d’altra parte una "Saggia Follia" che accoglie la follia della ragione, la ascolta e la lascia penetrare nei propri pensieri: ma così facendo si difende dalla follia più di quanto possa fare l’ostinazione di un rifiuto sempre sconfitto in partenza.

CAPITOLO 2. - IL GRANDE INTERNAMENTO.
RAGIONE SRAGIONEVOLE E SRAGIONEVOLE RAGIONE
--------> PRESA DI COSCIENZA
E’ con l’avvento dell’Età Classica e con le riflessioni di Cartesio e di Montaigne che l’orizzonte medioevale della Follia comincia a restringersi, e l’autorità del pensiero prevale sull’interpretazione allegorica della follia. "Se l’uomo può sempre essere Folle, il pensiero, come esercizio della sovranità da parte di un soggetto che si accinge a percepire il vero, non può essere insensato. Viene tracciata una linea di separazione che renderà ben presto impossibile l’esperienza di una Ragione sragionevole e di una Sragionevole ragione". La Follia comincia ad allontanarsi dalla comunità, e ben presto i privilegi culturali ed il potere di suggestione del folle lasceranno spazio alla sua visione come minaccia, o semplicemente come individuo superfluo da allontanare e rimuovere dalla coscienza sociale.
Le strutture lasciate libere dai lebbrosi rivelano finalmente la loro utilità nell’accogliere una vasta umanità di individui respinti dalla città, diventando ospedali ed al contempo carceri per individui di ogni tipo ed estrazione sociale. Emblema delle nuove strutture dedicate all’isolamento è l’Hopital General di Parigi, fondato nel 1656, che viene definito da Foucault "il terzo stato della repressione". Si tratta appunto di uno dei primi ospedali destinati ad accogliere e "correggere" i folli e gli alienati, ma è in realtà l’emanazione di un’autorità assoluta che il re crea ai limiti della legge tra la polizia e la giustizia. Fin dall’inizio è evidente che non si tratta di un’istituzione medica, ma di una sorta di entità amministrativa dotata di poteri autonomi, che ha diritto di giudicare senza appello e di applicare le sue leggi all’interno dei propri confini.
I malati sono trattati senza rispetto per le condizioni in cui versano, e tutta l’organizzazione ricorda molto da vicino quella di un carcere. Una testimonianza racconta: "Io li ho visti nudi, coperti di stracci, senz’altro che un po’ di paglia per proteggersi dalla fredda umidità del selciato sul quale sono distesi. Li ho visti grossolanamente nutriti, privati d’aria per respirare, d’acqua per spegnere la loro sete, e delle cose più necessarie alla vita. Li ho visti in balia di veri carcerieri, abbandonati alla loro brutale sorveglianza. Li ho visti in stambugi stretti, sporchi, infetti, senz’aria, senza luce, rinchiusi in antri dove si temerebbe di rinchiudere le bestie feroci…".
E’ qui che nasce davvero l’esperienza dell’internamento, destinata ad essere emblema di tutto il modo di pensare e di reagire alla Follia durante l’Età Classica. Ben presto le case di correzione cominceranno a diffondersi dappertutto, in Francia ed in Europa, e a diventare strumento del potere, che non esiterà a ricorrere ad arbitrarie misure d’internamento: nell’arco di breve tempo un parigino su cento vi si troverà rinchiuso.
Con l’esperienza correzionaria si assiste al ribaltamento di concezioni etiche e religiose proprie del Medioevo, e ad una nuova presa di posizione della Chiesa riformata davanti all’intero problema della carità. Un tempo la povertà era vista come mezzo divino per manifestare la propria fede: aiutando il povero e compiendo atti di carità ci si poteva guadagnare la salvezza in cielo. Ma con la negazione del valore delle opere attuata da Lutero e dalla Riforma, da occasione di gloria la povertà cade nell’ambito della semplice colpevolezza di chi ne è vittima, passando dunque ad una concezione morale che la condanna. La povertà, e con essa la Follia, diventa odiosa, non tanto per le sue miserie corporali, di cui è ammessa la compassione, quanto per quelle spirituali, che fanno orrore. E’ al termine di questa evoluzione che si incontrano le grandi case di internamento, figlie della laicizzazione della carità e indubbiamente della punizione morale della miseria. La carità è ora un dovere di stato sanzionato da leggi, e la povertà una colpa contro l’ordine pubblico.
Nascono così due modi di intendere la povertà/follia: da un lato esiste la regione del bene, dove la povertà è sottomessa, e conforme all’ordine che le viene imposto; dall’altro la regione del male, cioè la povertà ribelle che a quest’ordine cerca di sfuggire. La prima accetta l’internamento e vi trova la sua pace, la seconda lo rifiuta, e rifiutandolo lo merita. "L’opposizione tra poveri buoni e cattivi è essenziale alla struttura e al significato dell’internamento. L’Hopital General li designa come tali e la follia stessa è ripartita secondo questa dicotomia, e può entrare in tal modo, a seconda dell’atteggiamento morale che essa sembra manifestare, tanto nella categoria della beneficenza quanto in quella della repressione".
Un’altra grande caratteristica dell’età Classica fu trovare nell’espiazione del lavoro una solida giustificazione alla costruzione delle case d’internamento. Nella concezione cristiana il lavoro è un’espiazione che l’uomo è costretto a pagare in seguito al peccato originale, ed ha quindi valore di penitenza e riscatto. Il povero, il folle e tutti coloro che nella società del XVII secolo erano refrattari alla logica del lavoro "tentavano oltremisura la potenza di Dio": dal momento che la grazia è concessa quotidianamente all’uomo in virtù del suo lavoro, non lavorare era come forzare in un certo senso la grazia divina. L’ozio e la pigrizia diventano quindi emblema del male e dell’eresia nell’Età Classica, e non a caso la Follia è vittima di questa concezione. Mentre nel Medioevo la sensibilità verso il folle era legata a trascendenze immaginarie, ora il folle è giudicato secondo l’etica dell’ozio, ed in virtù della sua inutilità sociale viene condannato ed escluso, insieme ai poveri, ai malati ed ai criminali.
Dunque l’Età Classica diventa il momento in cui la Follia è percepita nell’orizzonte sociale della povertà, dell’incapacità al lavoro, dell’impossibilità di integrarsi al gruppo; è cioè il momento in cui essa comincia a far parte dei problemi dell’ordinamento civile. Viene tracciata una linea di demarcazione tra spazio sociale e Follia, e a quest’ultima si riserva una zona neutrale dove potersi manifestare all’oscuro di tutti, negandole così la sua libertà.

CAPITOLO 3. - IL MONDO CORREZIONARIO.
DISORDINE DELL'ANIMA CHE BISOGNA DOMARE CON FORZA
--------> IL FOLLE: LA GENESI
Vediamo quindi come l’Età Classica abbia neutralizzato in un colpo solo e con efficacia sicurissima, tanto più sicura quanto più cieca, coloro che noi normalmente distribuiamo nelle prigioni, nelle case di correzione, negli ospedali psichiatrici o negli studi degli psicoanalisti. Il mondo degli internati era costituito da ogni sorta di personalità, ed entrando in uno qualunque dei numerosissimi edifici dedicati all’alienazione si potevano incontrare folli, criminali, dissidenti politici fra le varie migliaia di persone che vi erano rinchiuse.
Nell’internamento non ci si chiede se ad essere colpita è la ragione: ogni forma sociale che si scontra contro la lucida razionalità secentesca viene imprigionata. Anche certe stravaganze "libertine" come quelle di De Sade saranno viste affini con la problematica della Follia e del delirio; saranno ammesse facilmente la magia, l’alchimia, le pratiche profanatrici e pure certe forme di sessualità verranno apparentate con la sragione. L’omosessualità e la sodomia erano punite come sintomi di follia, e l’Età Classica giunse a imporre una distinzione fra amore di ragione e quello di sragione, ponendo l’omosessualità entro i confini di quello di sragione.
Il suicidio era posto alla stregua delle altre manifestazioni di follia, in uno sconcertante ribaltamento della stessa etica cristiana: "Il tentativo di suicidio indica in sé stesso un disordine dell’anima che bisogna domare con la forza. Non si condannano più coloro che hanno tentato di uccidersi; li si rinchiude, e si impone loro un regime che è ad un tempo una punizione ed un mezzo per prevenire un altro tentativo". A loro volta però l’empietà e la bestemmia saranno duramente punite dall’etica correzionaria, così come per l’ateo l’esperienza dell’internamento avrà una funzione di riforma morale in favore di un attaccamento più fedele alla verità.
Addirittura i sifilitici, in virtù dell’oscurità della loro malattia venivano ammessi all’Hopital General in quanto corrotti, vittime della punizione di Dio e dunque bisognosi di castigo e penitenza. Secondo Thierry de Hery infatti nessuna causa comune poteva spiegare questa misteriosa malattia: "Per questo dunque noi dobbiamo riportare la sua origine all’indignazione ed alla volontà del creatore di ogni cosa, il quale, per frenare la troppo lasciva, petulante, libidinosa voluttà degli uomini, ha permesso che tale malattia regnasse fra di loro, per vendetta e punizione dell’enorme peccato di lussuria". La concezione del male come legato al corpo giustificava dunque le punizioni fisiche, tanto diffuse nella pratica dell’internamento: era giusto castigare la carne dal momento che essa legava il malato al peccato, e così facendo si curava la malattia rovinando la salute che favoriva la colpa stessa.
L’Età Classica aveva così trovato un luogo di redenzione comune ai peccati della carne ed agli errori della ragione, secondo l’astuzia della ragione medica che procura il bene attraverso la sofferenza. Ma così come la parentela fra medicina e morale era ammessa fin dal mondo greco, nel XVII secolo questa parentela venne sfruttata nella maniera meno greca possibile: nella forma della repressione, della coercizione, dell’obbligo di meritare la salvezza.
Il Folle torna così ad essere personaggio, tipo ideale dell’isolamento: omosessuale, ateo, bestemmiatore, mago, suicida. Ma non si tratta più dei personaggi che popolavano la Nave dei Folli, che erano tipi morali come il ghiottone, il sensuale, l’orgoglioso. "A partire dal XVII secolo l’uomo di sragione è un personaggio concreto, tratto da un mondo sociale reale, giudicato e condannato dalla società… la Follia è stata bruscamente investita da un mondo sociale nel quale essa trova il suo luogo privilegiato ed esclusivo di apparizione; le è stato attribuito un territorio limitato dove ognuno può riconoscerla e denunciarla".
Mentre nel Medioevo il problema della Follia era ancora inserito nella problematica del Bene e del Male, giustificandola con la tragicità umana, nell’Età Classica l’analisi etica dell’uomo contrappone fortemente la ragione alla sragione, escludendo e condannando irrimediabilmente quest’ultima, e compiendo così la più grande delle follie: pretendere di poter eliminare la Follia isolandola e definendola.

CAPITOLO 4. - ESPERIENZE DELLA FOLLIA.
ALIENAZIONE E RICERCA NEL PROPRIO ESSERE
-------->; STORIE DI PURA FOLLIA
Finora l’analisi della strutture e dei criteri dell’internamento lascia supporre che alla follia si siano applicate misure di correzione generali e indifferenziate per aver misconosciuto la sua natura, senza riconoscerne i segni positivi. Ma in realtà questa cecità propria dell’Età Classica nasconde una coscienza precisa ed esplicita. Sebbene dopo due secoli di internamento ci si sia resi conto che la "confusione" applicata nel XVII secolo alla reclusione era assolutamente arbitraria ed il più delle volte profondamente sbagliata, bisogna analizzare il perché di questo errore, e soprattutto mettere in luce l’omogeneità di un processo che si è cominciato a criticare soltanto dopo la sua conclusione.
Analizzando i libri dell’internamento ci si accorge che una delle parole più usate per caratterizzare il folle era quella di "furioso", già termine tecnico della giurisprudenza e della medicina. "Nell’internamento esso fa allusione a tutte le forme di violenza che sfuggono alla definizione rigorosa del delitto e alla sua catalogazione giuridica; esso mira ad una specie di regione indifferenziata del disordine, a tutto il dominio oscuro di una rabbia misteriosa che appare al di qua di una possibile condanna". Sebbene ciò possa apparire una nozione confusa, è abbastanza per motivare alcuni aspetti polizieschi e morali dell’internamento, e a farci comprendere come una follia che era misconosciuta nell’ambito della malattia fosse accomunata al libertinaggio o alla dissolutezza.
Ciò non giustifica però la totale assenza di cure mediche specifiche all’interno delle case di correzione, dove i medici erano presenti solo ed esclusivamente in virtù di un decreto che era poi lo stesso che regolava la sanità delle prigioni. La gente non veniva rinchiusa per guarire, dal momento che il problema non veniva nemmeno posto, ma solo per terminare i propri giorni secondo le abitudini della vita correzionaria e lontana dalla società. "In tutti gli ospedali od ospizi sono stati abbandonati agli alienati alcuni edifici vecchi, cadenti, umidi, mal disposti e non costituiti a questi fine… in un piccolo numero di ospizi, dove si rinchiudono i prigionieri nei padiglioni detti di forza, questi internati abitano coi prigionieri e sono sottoposti allo stesso regime".
La sottile presenza della concezione della follia come malattia, seppur ridotta e limitata, è contemporanea alla generale concezione della follia come appartenente all’internamento, all’alienazione ed alla punizione. Secondo Foucault è proprio questa giustapposizione che pone il problema della Follia durante l’Età Classica, e che contemporaneamente può servire per comprendere a fondo quale fosse lo statuto del folle in quest’epoca. Da un lato, nonostante le attuali conquiste mediche e psicanalitiche nel campo della sragione, non si può ignorare il fatto che da sempre la follia non si è mai esaurita nel dominio della medicina. Il Folle non ha mai avuto bisogno delle determinazioni della medicina per accedere al proprio reame di individuo, ed anzi lo ha ottenuto nel Medioevo in un ambito del tutto estraneo alla cultura medica e correzionaria. Con la Renaissance il folle cominciava ad essere definito in una prospettiva propria e molto più individuale, dove l’aspetto della malattia si configurava per la prima volta nella sua immagine. L’Età Classica ha riassorbito il folle confondendolo nuovamente in un orizzonte generale, ma questa volta si tratta dell’orizzonte generale dell’internamento e della cura, anche se nelle sembianze della punizione e della mescolanza con personaggi che nulla hanno a che vedere con la follia vera e propria, o per meglio dire, medica.
L’involuzione dell’Età Classica dunque, pur mantenendo tutti i suoi aspetti negativi ed i suoi clamorosi errori, è il passaggio necessario alla moderna coscienza medica della follia, che prende a sua volta le mosse dall’isolamento e dall’ospedale psichiatrico come principio di cura. Non è giusto riconoscere all’internamento i caratteri della modernità solo liberandolo dei caratteri punitivi e di imprigionamento, ma ugualmente non si deve negare l’originale esperienza classica della follia che, privata della sua individualità, si appresta ad entrare nel campo della cura medica.
Ciò che però non si deve dimenticare è la prevalenza che fu accordata alla giurisprudenza rispetto alla medicina in tutta l’Età Classica. L’internamento non era decretato dal medico quanto dal magistrato, tant’è che i Folli erano ammessi nelle case di correzione solo in seguito ad una sentenza di tribunale. Questo perché nel XVII secolo la follia era un problema di sensibilità sociale; ed avvicinandosi al delitto, allo scandalo ed al disordine essa poteva essere giudicata secondo i loro canoni. Qui si contrappongono alla concezione classica tutte le nozioni di diritto romano e canonico che erano già state elaborate secoli prima, e che riconoscevano al folle un’immunità giuridica dettata dal suo stesso stato di impotenza mentale. "Come soggetto del diritto, l’uomo si libera delle sue responsabilità nella misura stessa in cui è alienato: come essere sociale, la Follia lo compromette nelle vicinanze della colpevolezza". Da un lato dunque vediamo una concezione del diritto che scagiona la follia nella misura dell’incapacità, dall’altro una concezione sociale che confina la Follia nello scandalo e nell’internamento. Quando nel XIX secolo l’uomo di sragione passerà negli ospedali e l’internamento diventerà semplicemente un atto terapeutico volto alla guarigione del malato, perderemo per sempre la distinzione che l’Età Classica concedeva al palesarsi di questi molteplici volti della Follia.

CAPITOLO 5. - GLI INSENSATI.
EMARGINAZIONE UMANA DEI DIVERSI NEL LORO VIAGGIO INTERIORE ALLA SCOPERTA DELLA FOLLIA
--------> LA FOLLE GUARIGIONE
In definitiva l’internamento emblema dell’Età Classica si configura particolarmente come punizione etica, così come nell’orizzonte etico si pone l’intera problematica della Follia. Non ci si deve stupire dell’indifferenza che nel XVII secolo viene opposta alla separazione di Follia e colpa, di alienazione e malvagità. Essa non deriva da un sapere insufficiente, ma da un’equivalenza decisa lucidamente: Follia e delitto non si escludono, ma si implicano l’un l’altro. E’ interessante in merito la vicenda dell’abate Bargedè, che venne internato nel manicomio di Saint-Lazare nel 1704 per crimini di usura, e che si rifiutava fermamente di pentirsene facendosi onore di essere avaro: "Bargedè è insensato. Ma non come i personaggi imbarcati sulla Nave dei Folli, che lo sono nella misura in cui sono stati trascinati dalla forza viva della Follia. Bargedè è insensato non perché ha perduto l’uso della ragione, ma perché malgrado sia uomo di Chiesa, pratica l’usura, perché non dimostra nessuna carità e non prova nessun rimorso, perché è caduto ai margini dell’ordine morale che gli è proprio. Ciò che si tradisce in questo giudizio non è l’impotenza a portare a termine un decreto di malattia, non è neppure una tendenza a condannare moralmente la Follia; ma il fatto, essenziale indubbiamente per capire l’Età Classica, che la follia diviene per essa percepibile nella forma dell’etica ".
Nel mondo dell’internamento la follia non spiega e non scusa niente; essa entra in complicità col male per moltiplicarlo, per renderlo più insistente e pericoloso, per prestargli nuovi volti. La Follia che non intende esserlo o la semplice intenzione senza follia hanno lo stesso trattamento, forse perché hanno oscuramente la stessa origine: il male o perlomeno una volontà perversa.
Così, poco importa sapere se la ragione è stata effettivamente colpita, l’importante è punire il cedimento di volontà che è alla base della Follia. L’entrata della volontà nell’orizzonte della follia non è esplicita nei testi che si sono conservati fino ad ora, ma si tradisce attraverso le motivazioni e le modalità dell’internamento. La Follia è offesa alla morale.
La Follia è anche scandalo della condizione umana abbassata a quella animale, il rinnegamento di quei valori che fin dall’antichità distinguevano l’uomo dalle bestie egli donavano la dignità di cui l’Età Classica faceva manifesto. L’animalità è il limite assoluto della ragione incarnata e lo scandalo stesso della condizione umana.
"La psichiatria positiva del XIX secolo, ed anche la nostra, se hanno rinunciato alle pratiche, se hanno lasciato da parte le conoscenze del XVIII secolo, hanno ereditato segretamente tutti quei rapporti che la cultura classica nel suo insieme aveva instaurato con la sragione; li hanno modificati e spostati; hanno creduto di parlare della sola follia nella sua oggettività patologica; loro malgrado, avevano a che fare con una follia ancor tutta abitata dall’etica della sragione e dello scandalo dell’animalità".



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giovedì 9 agosto 2018

11. 08-05-2018 MISSIONE TORRE CERTALDA UMBERTIDE

11.1 TORRE CERTALDA

11.2 TRESTINA
11.3 GIARDINI DELL'OSPEDALE

11.1 TORRE CERTALDA
Arrivati all'ufficio al lavoro, stamattina subito i preparativi per una missione insieme al mo grande collega Valter Virgilio; prima però la sua intenzione di farmi vedere quel famoso parcheggio per disabili vicino alla sede di lavoro di cui si è parlato tanto in passato; dagli uffici così scendiamo e ci dirigiamo verso di questo; beh, vero, il parcheggio c'è ma ad 1 chilometro di distanza circa e in dei fondi al coperto ai quali si può accedere solamente attraverso una discesa esterna di difficile percorribile per me e senza alcun tipo di ascensori o simili al suo interno: bella idea di metterlo proprio qui sotto per la aumentare le problematiche alla gente con esigenze. Tornati indietro con un sorriso amaro, saliamo in macchina e partenza; questa mattina l'obiettivo è TORRE CERTALDA presso Umbertide dove c'è un allevamento di selvaggina della Regione che gestisce la nostra agenzia. La società cacciatori infatti compra le starne per poi andarle a cacciare e dando modo una loro procreazione che non ne comprometta l'estinzione; spetta a noi della forestale successivamente liberarne un numero apposito che ne tenga per i cieli un numero necessario per mantenerne il giusto equilibrio. I nostri operai guidati da capo Bussotti, stanno lavorando sul tetto per creare delle prese d'aria per dar modo di respirare facendo serenamente vivere la selvaggina, chiamati ABBAINI simili a quelli usati sui tetti per le persone nella mansarda ma molto più piccoli. L'ispezione fatta con Valter tuttavia, ha portato alla luce come queste finestre per l'aria siano poco pratiche e difficilmente applicabili per i nostri operai; perciò l'idea di Valter di non metterle ma inserire invece una finestra a parete. 

11.2 TRESTINA
Prossima tappa della missione, Trestina dove è presente una scuola d'asilo in cui bisogna togliere una steccionata che provoca disagi nel locale caldaie. Vedendo la scuola da lontano, ci addentriamo per la via "Unione Sovietica" enfatizzata da dele corpose risate di Reeko e Valter Virgilio. Scorgendo la scuola da lontano, ci addentriamo per la via "UNIONE SOVIETICA" sottolineata dalle calorose risate della coppia forestale. Ultimiamo il controllo con le dovute telefonate per i preparativi per il lavoro, risaliamo il macchina ritornando verso Città di Castello.

11.3 GIARDINI DELL'OSPEDALE
Sistemando il controllo per i nostri cantieri, l'ultima tappa: il giardino dell'ospedale di Città di Castello; arrivati ecco presenti 3 nostri operai immersi nel maestoso prato che falciano l'erba con alcuni attrezzi ma senza alcun tipo di mezzo che li aiutasse nell'atto; in conclusione di questa missione, la saggia esclamazione di Valter che sottolinea come "IL MONDO SIA PIENO DI GENTE COME LE ALICI AFFIANCATE L'UNA ACCANTO ALL'ALTRA IN UN PICCOLO VASETTO D'OLIO: SENZA TESTA!!!"


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venerdì 20 luglio 2018

+******************************+ +******************************+ @@@@@ 128 LA SITUAZIONE

Centinaia di occasioni perse
che mai più torneranno
ed hanno reso fuori emerse
situazioni in cui stanno
presenze che sono diverse
e liberano dall’affanno.

Continuo a scrivere nel sito
ma con tristezza addosso
per la paura di esser gremito
internamente fin all’osso
di desiderio d’Amore ambito
ma per situazione impigrito
se ne sta fermo nel fosso.

In questo giorno di gran pioggia
Reeko deciso riflette
evidenziando quel che sfoggia
con paure che flette
nella sicurezza in cui appoggia
elaborando le fette
in quelle certezze su cui poggia.

Evanescenza sublimata
di una realtà senza spiegazioni
che mi frena nell’Amata
via che non offre motivazioni
ma emargina motivata
la sensazione con precauzioni.

Un accumulo a sbalzi di certo,

di peripezie introverse
che mi rendono il viale aperto
in sensazioni disperse.
  
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@ 08 IL VORTICOSO CAMMINO

Prima, solo respiri di felicità:
la gioia mi liberava così la mente;
poi un lungo periodo di dolore Fede sente...
Si è chiesto nel profondo dell'inconscio:
"perché tali spiri di crudeltà?"

Vorrei che un"Basta" placasse tale verità ponendomi in un asse,
dove lontano è il futile osservare
potendo dare così un "deciso stop" a questo mio vorticoso andare.

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lunedì 16 luglio 2018

L'URLO DELLA FOLLIA

Sono spilli che pungono
di lontano passato che si spezza
perché dentro aggiungono
solamente gli attimi di tristezza.

Decisioni importanti
sempre fuori catturano
a cambiare derivanti
tasselli che perdurano
"andando oltre"avanti
e diversi poi maturano
con dei Folli istanti
che le ferite suturano.

E’ fortissimo urlo interiore
che governa l’animo adesso
con la dolce movenza priore
che mi fa sentire me stesso
con un’azione da adoratore
per crear un degno complesso
di chi riesce vita Amatore,
a costruir un Folle annesso.

E’ in questo modo che le difficoltà affronta,
procedendo oltre con una maggior forza
in maniera che anche la piccola azione conta,
creandogli pienezza d’animo che rafforza
quella quotidianità che vera persona racconta.

Bisogna riempire di saggezza gli interiori vassoi
rispondendo con fermezza alla domanda:
che è nel’animo:”E se la vita fosse dentro di noi?”
E’ così che abbiamo acceso alla banda
su frequenza con la quale sleghiamo i nodi scorsoi
senza mai inciampare sulla vitale landa.

Ecco che un urlo interiore allora sale
con desiderio illimitato fuor d'uscire
perché vuol mostrar ciò che davver vale
senza che agendo finisca ad impigrire.

E’solamente in una simile maniera
che riusciamo a scorgere l’infinito
in quella via maggiormente sincera
che rende pure il difficile gradito.



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giovedì 12 luglio 2018

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@@@@@@ 60 LA FOLLE SCOPERTA: LA COMPRENSIONE


Nel cielo dei pensieri
stai qui ad aspettare:

fai passare giorni neri
continuando ad amare;

nel cervello i tuoi momenti veri
cadono come a largo mare
e le regole ci fanno fieri pionieri
che l’attimo vanno a cercare.


Siamo dei Folli che la vita amano davvero
perché studiandola sulla carta da fermi,
non la valutiamo nell'intelletto inermi

e pian piano ne stiamo risolvendo il mistero.

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martedì 10 luglio 2018

IL FOLLE: LA GENESI-BRUTTA COPIA


LA MORTE DI DIO
Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell’umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un ‘’senso’’ e ordine alla vita. 
Dio e l’oltremondo hanno rappresentato una fuga della vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionistica della vita. L’immagine di un cosmo ordinato è solo una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell’esistenza. Di fronte a una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di logico, benefico e provvidenziale. Da qui il proliferare di metafisiche e religioni, che, agli occhi di Nietzsche, sono solo menzogne millenarie, formulate dagli uomini per riuscire a sopravvivere. Per Nietzsche, Dio è la più antica delle bugie vitali per poter fronteggiare il caos dell’esistenza. Nietzsche ritiene inutile qualunque dimostrazione della non esistenza di Dio, perché la sua esistenza è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’essenza caotica e malefica del mondo.
Nella Gaia scienza, Nietzsche drammatizza il messaggio della morte di Dio, con il racconto dell’uomo folle, in cui Nietzsche spiega che per sopravvivere alla morte di Dio, l’uomo deve farsi superuomo. La morte di Dio, dunque, coincide con la nascita del superuomo, ovvero l’uomo che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo di tutte le realtà metafisiche. Infatti, l’ateismo di Nietzsche è così radicale da non contestare solo Dio, ma anche ogni suo ipotetico surrogato. Ad esempio nell’opera Così parlò Zarathustra, Nietzsche racconta di uomini che adorano un asino, causando così l’ira del filosofo-profeta (il folle), il quale constata come il passaggio da uomo a superuomo sia difficile. L’asino è il simbolo di ogni sostituto di Dio e rappresenta, probabilmente, le varie forme dell’ateismo Ottocentesco, in cui Dio è stato sostituito dallo Stato, dalla scienza, dal socialismo ecc.
La morte di Dio rappresenta il tramonto definitivo del platonismo, che per Nietzsche è la filosofia occidentale per eccellenza, e lo stesso cristianesimo non è che un platonismo per il popolo. Platone, infatti, ha calunniato filosoficamente questo mondo, intendendolo come apparenza di un mondo migliore. Ma quello che per Platone era il mondo vero, ha finito per rivelarsi una favola. Ciò è storicamente avvenuto attraverso un processo che Nietzsche scandisce con delle tappe:
con Platone e la filosofia greca si ritiene che il mondo sia attingibile da parte dei saggi
con il cristianesimo, il mondo vero viene promesso ai virtuosi
con il kantismo, il mondo vero è indimostrabile ed è ridotto a postulato, raggiungibile da chi segue la legge morale
con il positivismo, questo mondo viene considerato inconoscibile
con la “filosofia del mattino”, il mondo vero si rivela un’idea inutile e superflua ed è il trionfo di tutti gli spiriti liberi
con la filosofia di Zarathustra, all’eliminazione del mondo vero si affianca quella del mondo apparente.
In Aurora, Nietzsche presenta la fine del mondo vero, quindi la morte di Dio, come auto-soppressione della morale, intendendo dire che è proprio in onore dei valori cristiani di onestà che noi abbiamo finito per eliminare le idee platonico-cristiane.


lunedì 9 luglio 2018

11. NIETZSCHE


DOBBIAMO, DI TANTO IN TANTO, RIPOSARCI DAL PESO DI NOI STESSI, VOLGENDO LO SGUARDO LÀ IN BASSO SU DI NOI, RIDENDO E PIANGENDO SU NOI STESSI DA UNA DISTANZA DI ARTISTI: DOBBIAMO SCOPRIRE L’EROE E ANCHE IL GIULLARE CHE SI CELA NELLA NOSTRA PASSIONE DELLA CONOSCENZA, DOBBIAMO, QUALCHE VOLTA, RALLEGRARCI DELLA NOSTRA FOLLIA PER POTER STARE CONTENTI DELLA NOSTRA SAGGEZZA.

Nietzsche elogia la Follia in un significato tale che chi si rallegra di questa è perché ha capito che solamente accettandola si può raggiungere saggezza e sapienza. E’ dunque la Follia, l’abbandono degli schemi e della morale la via che può condurci alla saggezza? Tutta la filosofia del filosofo, fortemente influenzata da Schopenauer, vede nell’abbandono della morale e nella consapevolezza della Follia vista come l’essere la via per l’accesso alla saggezza, il modo ottimale di vivere. Il caso volle che proprio la follia (vista nel suo estremo di Malattia nella concezione Reekiana) colpì il filosofo negli ultimi anni della sua vita, riducendolo ad uno stato catatonico, di vegetale. Ma cosa intende realmente Nietzsche? Perché vede nella follia e soprattutto nell’abbandono degli schemi imposti dalla morale la reale fonte di saggezza? Egli è fermamente convinto che la morale non esista o meglio che la morale non sia la base attraverso la quale le nostre azioni prendono corpo, bensì pensa che sia lo strumento ideato dai deboli per sfuggire dal caos, e sopraffare i più forti, il “SUPERUOMO”, colui cioè che riesce a VEDERE OLTRE, a vedere la vita e l’esistenza per quello che è: “CAOS“. Per il filosofo è stato il pensiero di Socrate e Platone, fortemente incentrato su razionalità e morale, ad allontanare l’individuo dalla verità, dalla reale percezione dell’esistente e dare il la alla nascita del Cristianesimo. L’uomo invece dovrebbe prendere atto della naturale casualità degli eventi e dell’esistenza, dell’assenza del “mondo delle idee” Platonico, capire che “Il rimedio è stato peggiore del male” ovvero la formulazione di rimedi metafisici per cercare di comprendere e dare una definizione del caos ha allontanato ancor più l’individuo dalla verità, dal reale che altro non è che caos allo stato puro, indeterminatezza, indefinibilità; combattere l’ignoto significa allontanarsi dalla vita.

Ogni parola è di troppo, eppure il silenzio è troppo poco e non riesce a riempire – con i suoi vuoti – i dubbi che si presentano. È nell’interstizio fra silenzio e parola che si dipana il discorso sulla Follia, il discorso della Follia. 

Possibile darle la parola? E, se sì, quale linguaggio parlerà? 
Se la follia è l’alterità per eccellenza, l’uscita dal solco della Ragione, e se il linguaggio è l’espressione di questa Ragione, potremmo ritenere che discorrerà in un linguaggio suo proprio – proprio non della Follia in quanto tale, ma del Folle preso nella sua singolarità? 
Un linguaggio a cui manchi il fine del linguaggio: la comunicazione. Un linguaggio “senza senso”, e quindi folle, che si racconta in parole che non arrivano in alcun luogo, parole senza un possibile orecchio in ascolto. È un dialogo possibile, quello tra Follia e linguaggio? Quale ruolo potrà mai giocare la filosofia in questa difficile partita?Dal dedalo di interrogativi irrisolti (irrisolvibili?) emerge una figura: Friederich Nietzsche, il filosofo Folle. Paradosso fra i paradossi: la filosofia, la quale storicamente avanza in compagnia di una razionalità che ritiene di poter chiarire ogni cosa, viene ribaltata nel suo contrario; ribaltata in un pensiero che si nega in quanto razionale, e si afferma come istintuale, vitale, immanente al corpo. È proprio tramite questo corpo che si può accedere ad una dimensione del pensiero finora preclusa o, a considerare Descartes, accuratamente marginalizzata e assolutamente da evitare. 

Un “pensiero abissale” che per essere sostenuto necessita di uno spirito eccezionale: “Voi non siete aquile: così non avete neppure vissuto la felicità che risiede nel terrore dello spirito. E chi non ha ali non deve mettersi al di sopra di abissi”. È stato, Nietzsche, in grado di afferrare e affermare fino in fondo il suo pensiero abissale? O ne è stato piuttosto schiacciato? 

Duplice modo di leggerne la follia: 

1.intima e profonda liberazione;

2. sconfitta e negazione del superamento di ogni limite umano oltrepassado il linguaggio attraverso il principio della la fine di una comunicazione “razionale”
o cadendo dal linguaggio, impossibilitati ad accedervi per il non superamento dei vincoli razionali per affermare infinitamente il sé, o invece chiusura di quegli stessi vincoli, che schiacciano e negano ogni movimento del pensiero e quindi anche il sé, in un’afasia senza vie d’uscita.

“Le più antiche credenze metafisiche saranno l’ultima cosa di cui ci sbarazzeremo, se mai potremo sbarazzarcene – quelle credenze che hanno preso corpo nella lingua e nelle categorie grammaticali, rendendosi talmente indispensabili, che potrebbe sembrare uno smettere di pensare, se rinunciassimo a questa metafisica”

Nietzsche, volendo superare ogni metafisica, non poteva, nell’ultimo gesto della sua filosofia rivoluzionaria, risparmiare il linguaggio, così carico di storia, di esperienze, di legami, di logica razionale. Potrebbe sembrare uno smettere di pensare, se rinunciassimo a questa metafisica: nelle parole del Nietzsche “quasi” folle, che già iniziano a scavarsi un solco attorno, si intravede la lungimiranza della condanna che subirà solo pochi mesi dopo, e che negli anni successivi avrebbero squalificato il suo pensiero in quanto “folle”.

Un’incomprensione – quella dei contemporanei di Nietzsche – che ha origine nel linguaggio stesso del filosofo, linguaggio “folle” perché nuovo ed estraneo ad ogni Ragione anteriore. “Chi non ha accesso per esperienza a certe cose, non ha neppure orecchie per udirle”4. La propria vita è la condizione prima e necessaria da cui partire per leggere il mondo: chi difetta di una certa esperienza, non potrà avere occhi né orecchie per cogliere quella particolare fetta di mondo. “Un libro che parli solamente di esperienze che stanno al di là delle possibilità dell’esperienza comune, o magari anche piuttosto rara – e che perciò sia il primo linguaggio per una nuova serie di esperienze. In questo caso semplicemente nessuno udrà niente, con l’illusione acustica per cui, là dove non si ode niente, non deve esserci niente”5. Il linguaggio di Nietzsche – nel momento in cui viene bollato come “folle” – viene espressamente negato, in un gioco di esclusione in cui la Ragione individua e identifica l’estraneo da sé e lo squalifica, negandogli ogni legittimità di esistenza.

Le prospettive in cui ci si colloca sono diverse: vita immediata da un lato, esperienza filtrata attraverso il linguaggio dall’altro: impossibile conciliarle, prima o poi il loro scontro genererà scintille (la maschera non aderisce mai perfettamente al volto nudo – sempre che sia possibile trovare, alla fine, un volto dietro la maschera), facendo dell’uomo che ha voluto vivere il paradosso (e al tempo stesso de-scriverlo) una fiamma capace di inghiottire le poche parole sopravvissute al suo immane esercizio critico. “Volete riscaldarvi a me? Vi consiglio di non avvicinarmi troppo: potreste bruciarvi le mani. Perché, vedete, sono troppo ardente. A fatica impedisco alla mia fiamma di divampare fuori dal corpo”

Ogni nome, mentre vuole avvicinarsi all’oggetto di cui tenta di racchiudere il significato (credendo così d’identificarne la verità), fino a coincidere con esso, crea invece una distanza infinita ed incolmabile. Zarathustra svela l’inganno del linguaggio ma al tempo stesso è obbligato a collocarsi nel linguaggio, proprio quando vuole provare a comunicare al mondo il suo pensiero. Eppure vi si colloca in un modo che già richiama la Follia, con la forza espressiva di un poeta che sente il richiamo fortissimo del silenzio.

“Come il castello di Kafka, il culmine alla fine non è che l’inaccessibile. Si sottrae a noi, almeno in quanto continuiamo a essere uomini: a parlare”  La parola abbassa, volgarizza (nel senso etimologico del termine), allontana dal “culmine” ogni sentire – il quale, in quanto proprio della singola individualità, è all’occhio altrui lontano quanto incomprensibile. Il silenzio spesso invocato da Nietzsche – un silenzio che non è necessariamente vuoto e assenza di pensiero, ma forse semplicemente un sottrarsi alle regole finora date al pensiero, un collocarsene al di fuori – prende infine vita, in senso radicale, nella sua “follia”. Possibile allora considerarla come conseguenza ultima e inevitabile (conseguenza cui bisogna però togliere il carattere di consequenzialità: qui non c’è causa né effetto, ma un’unica volontà) del suo pensiero? come gesto di enorme e profonda rivoluzione nei confronti della Ragione? come unica possibilità per affermarsi al di fuori di ogni vincolo e condizionamento esterno? 

Anche a queste domande, forse, possiamo rispondere solo con il silenzio.

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venerdì 6 luglio 2018

IL FOLLE: LA GENESI


Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionalità; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta anche all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anch’esso dal caos e dall’irrazionalità.


Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il Folle Federico evoluto, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA IMPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA. Con tale senso, in generale ogni artista che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerato "Folle"; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade completamente "ancora vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.

Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionale; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anch’esso dal caos e dall’irrazionalità. Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia, è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il FOLLE FEDERICO EVOLUTO, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA IMPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA.
In tale senso, ogni persona che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerata "Folle" quando riesce ad esprimerle visionando una forma artistica; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali di vita, facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade "ancora totalmente vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.
Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello nello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINO grazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI.pervenendo ad un personale STATO DI FELICITA' INTERIORE CHE POSSA RENDERCI PIENI NEL CAMMINO INTRAPRESO.

Chi è allora questo personaggio misterioso che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con idee pazzesche e comunque senza senso od irraggiungibili? Io Reeko, dopo l'incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente nella vita, ho dovuto rendermi "Folle"...Come ho fatto e cosa faccio? Il Folle è chi "VIVE DI SE STESSO"ma non in senso egoistico ma obbligato per la natura delle vicende nella propria vita. Quando si parla di "folle" ci viene subito in mente la figura del degente in un ospedale psichiatrico ouna persoan affetta da schizofrenia con tanto di allucinazioni o simili; il mio caso non è nessuno di questi e vorrei invece trattare della Follia in un piano sociale e morale. Se la follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Allora l’artista, che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, non potrebbe essere definito folle? Oppure quando una persona si definisce “follemente innamorata” ai nostri occhi non appare guidata da un comportamento illogico, bensì fantastico. Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, e ci aiuta a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta la propria personalità, ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire “distorta”, bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello, analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”, riuscì a capire ad analizzare il ruolo del Folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere. Nietzsche, in “La gaia scienza” fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di “follia”. Van Gogh in seguito a un attacco di follia si tagliò il lobo dell’orecchio destro. Virginia Woolf soffrì di depressione e attacchi di ansia fino ad arrivare al suicidio. Ma scrisse testi molto significativi per la letteratura inglese. Ma perché non considerare una “Follia umana” anche la vicenda dell’antisemitismo di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea e rom? Il film Train de vie narra la storia di una piccola comunità di ebrei in un villaggio dell’europa centrale che, allo scoppiare della guerra, vengono presi dalla paura delle deportazioni che stanno subendo i villaggi circostanti. Il Folle del villaggio, durante il consiglio dei saggi, suggerisce l’idea folle e geniale che mette in moto il meccanismo narrativo: organizzare una finta deportazione che muti il corso degli eventi. Ma la scena conclusiva, rimescola tutte le carte e ci fa scoprire che tutto è stato solo un sogno. E’ stata solo una evasione fantastica per sopravvivere? O la Follia di un pazzo che racconta a modo suo la tragedia? In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella, che in una persona giudicata dalla società normale, non potrebbe venir fuori. Con ciò voglio dire che alcune particolari visioni del mondo possono venir fuori solo da chi vede il mondo in modo diverso, e nello stesso tempo, è visto in modo diverso dal mondo.
Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello nello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso  IL FOLLE CAMMINO grazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI. 
Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionalità; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta anche all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anch’esso dal caos e dall’irrazionalità.
Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il Folle Federico evoluto, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA IMPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA.

In tal senso, in generale ogni artista che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerato "Folle"; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade completamente "ancora vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.
Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandellonello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINOgrazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI.


Chi è allora questo personaggio misterioso che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con idee pazzesche e comunque senza senso od irraggiungibili? Io Reeko, dopo l'incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente nella vita, ho dovuto rendermi "Folle"...Come ho fatto e cosa faccio? Il Folle è chi "VIVE DI SE STESSO"ma non in senso egoistico ma obbligato per la natura delle vicende nella propria vita. Quando si parla di "folle" ci viene subito in mente la figura del degente in un ospedale psichiatrico o una persoa affetta da schizofrenia con tanto di allucinazioni o simili; il mio caso non è nessuno di questi e vorrei invece trattare della Follia in un piano sociale e morale. Se la follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Allora l’artista, che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, non potrebbe essere definito folle? Oppure quando una persona si definisce “follemente innamorata” ai nostri occhi non appare guidata da un comportamento illogico, bensì fantastico. Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, e ci aiuta a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta la propria personalità, ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire “distorta”, bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello, analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”, riuscì a capire ad analizzare il ruolo del Folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere. Nietzsche, in “La gaia scienza” fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di “follia”. Van Gogh in seguito a un attacco di follia si tagliò il lobo dell’orecchio destro. Virginia Woolf soffrì di depressione e attacchi di ansia fino ad arrivare al suicidio. Ma scrisse testi molto significativi per la letteratura inglese. Ma perché non considerare una “Follia umana” anche la vicenda dell’antisemitismo di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea e rom? Il film Train de vie narra la storia di una piccola comunità di ebrei in un villaggio dell’europa centrale che, allo scoppiare della guerra, vengono presi dalla paura delle deportazioni che stanno subendo i villaggi circostanti. Il Folle del villaggio, durante il consiglio dei saggi, suggerisce l’idea folle e geniale che mette in moto il meccanismo narrativo: organizzare una finta deportazione che muti il corso degli eventi. Ma la scena conclusiva, rimescola tutte le carte e ci fa scoprire che tutto è stato solo un sogno. E’ stata solo una evasione fantastica per sopravvivere? O la Follia di un pazzo che racconta a modo suo la tragedia? In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella, che in una persona giudicata dalla società normale, non potrebbe venir fuori. Con ciò voglio dire che alcune particolari visioni del mondo possono venir fuori solo da chi vede il mondo in modo diverso, e nello stesso tempo, è visto in modo diverso dal mondo.


Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandellonello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINO grazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI. 

Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionalità; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta anche all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anche esso dal caos e dall’irrazionalità.

Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il Folle Federico evoluto, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA INPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA.

In tale senso, in generale ogni artista che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerato "Folle"; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade completamente "ancora vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.

Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandellonello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINOgrazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI.
 

Chi è allora questo personaggio misterioso che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con idee pazzesche e comunque senza senso od irraggiungibili? Io Reeko, dopo l'incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente nella vita, ho dovuto rendermi "Folle"...Come ho fatto e cosa faccio? Il Folle è chi "VIVE DI SE STESSO"ma non in senso egoistico ma obbligato per la natura delle vicende nella propria vita. Quando si parla di "folle" ci viene subito in mente la figura del degente in un ospedale psichiatrico ouna persoan affetta da schizofrenia con tanto di allucinazioni o simili; il mio caso non è nessuno di questi e vorrei invece trattare della Follia in un piano sociale e morale. Se la follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Allora l’artista, che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, non potrebbe essere definito folle? Oppure quando una persona si definisce “follemente innamorata” ai nostri occhi non appare guidata da un comportamento illogico, bensì fantastico. Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, e ci aiuta a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta la propria personalità, ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire “distorta”, bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello, analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”, riuscì a capire ad analizzare il ruolo del Folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere. Nietzsche, in “La gaia scienza” fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di “follia”. Van Gogh in seguito a un attacco di follia si tagliò il lobo dell’orecchio destro. Virginia Woolf soffrì di depressione e attacchi di ansia fino ad arrivare al suicidio. Ma scrisse testi molto significativi per la letteratura inglese. Ma perché non considerare una “Follia umana” anche la vicenda dell’antisemitismo di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea e rom? Il film Train de vie narra la storia di una piccola comunità di ebrei in un villaggio dell’europa centrale che, allo scoppiare della guerra, vengono presi dalla paura delle deportazioni che stanno subendo i villaggi circostanti. Il Folle del villaggio, durante il consiglio dei saggi, suggerisce l’idea folle e geniale che mette in moto il meccanismo narrativo: organizzare una finta deportazione che muti il corso degli eventi. Ma la scena conclusiva, rimescola tutte le carte e ci fa scoprire che tutto è stato solo un sogno. E’ stata solo una evasione fantastica per sopravvivere? O la Follia di un pazzo che racconta a modo suo la tragedia? In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella, che in una persona giudicata dalla società normale, non potrebbe venir fuori. Con ciò voglio dire che alcune particolari visioni del mondo possono venir fuori solo da chi vede il mondo in modo diverso, e nello stesso tempo, è visto in modo diverso dal mondo.
Nel mio percorso multimediale analizzerò tutti questi aspetti di “Follia” e di sorta di “genialità” al fine di
riflettere sulla stigmatizzazione sociale che consegue sia sulla figura anche del "malato mentale" dietro a cui c'è una figura diversa e più profonda e piena di aspetti che si possono riallacciare alla vita di tutti i giorni in quella "NORMALITA' " tanto stigmatizzata da Reeko, sia sulla figura di chi per superare difficoltà insormontabili deve riuscire ad aggrapparsi sostenendosi, a basi nuove rispetto alle normali su cui si basa un uomo nella sua quotidianità.


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