venerdì 20 luglio 2018

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@@@@@ 128 LA SITUAZIONE

Centinaia di occasioni perse
che mai più torneranno
ed hanno reso fuori emerse
situazioni in cui stanno
presenze che sono diverse
e liberano dall’affanno.

Continuo a scrivere nel sito
ma con tristezza addosso
per la paura di esser gremito
internamente fin all’osso
di desiderio d’Amore ambito
ma per situazione impigrito
se ne sta fermo nel fosso.

In questo giorno di gran pioggia
Reeko deciso riflette
evidenziando quel che sfoggia
con paure che flette
nella sicurezza in cui appoggia
elaborando le fette
in quelle certezze su cui poggia.

Evanescenza sublimata
di una realtà senza spiegazioni
che mi frena nell’Amata
via che non offre motivazioni
ma emargina motivata
la sensazione con precauzioni.

Un accumulo a sbalzi di certo,

di peripezie introverse
che mi rendono il viale aperto
in sensazioni disperse.
  
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@ 08 IL VORTICOSO CAMMINO

Prima, solo respiri di felicità:
la gioia mi liberava così la mente;
poi un lungo periodo di dolore Fede sente...
Si è chiesto nel profondo dell'inconscio:
"perché tali spiri di crudeltà?"

Vorrei che un"Basta" placasse tale verità ponendomi in un asse,
dove lontano è il futile osservare
potendo dare così un "deciso stop" a questo mio vorticoso andare.

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lunedì 16 luglio 2018

L'URLO DELLA FOLLIA

Sono spilli che pungono
di lontano passato che si spezza
perché dentro aggiungono
solamente gli attimi di tristezza.

Decisioni importanti
sempre fuori catturano
a cambiare derivanti
tasselli che perdurano
"andando oltre"avanti
e diversi poi maturano
con dei Folli istanti
che le ferite suturano.

E’ fortissimo urlo interiore
che governa l’animo adesso
con la dolce movenza priore
che mi fa sentire me stesso
con un’azione da adoratore
per crear un degno complesso
di chi riesce vita Amatore,
a costruir un Folle annesso.

E’ in questo modo che le difficoltà affronta,
procedendo oltre con una maggior forza
in maniera che anche la piccola azione conta,
creandogli pienezza d’animo che rafforza
quella quotidianità che vera persona racconta.

Bisogna riempire di saggezza gli interiori vassoi
rispondendo con fermezza alla domanda:
che è nel’animo:”E se la vita fosse dentro di noi?”
E’ così che abbiamo acceso alla banda
su frequenza con la quale sleghiamo i nodi scorsoi
senza mai inciampare sulla vitale landa.

Ecco che un urlo interiore allora sale
con desiderio illimitato fuor d'uscire
perché vuol mostrar ciò che davver vale
senza che agendo finisca ad impigrire.

E’solamente in una simile maniera
che riusciamo a scorgere l’infinito
in quella via maggiormente sincera
che rende pure il difficile gradito.



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giovedì 12 luglio 2018

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@@@@@@ 60 LA FOLLE SCOPERTA: LA COMPRENSIONE


Nel cielo dei pensieri
stai qui ad aspettare:

fai passare giorni neri
continuando ad amare;

nel cervello i tuoi momenti veri
cadono come a largo mare
e le regole ci fanno fieri pionieri
che l’attimo vanno a cercare.


Siamo dei Folli che la vita amano davvero
perché studiandola sulla carta da fermi,
non la valutiamo nell'intelletto inermi

e pian piano ne stiamo risolvendo il mistero.

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martedì 10 luglio 2018

IL FOLLE: LA GENESI-BRUTTA COPIA


LA MORTE DI DIO
Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell’umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un ‘’senso’’ e ordine alla vita. 
Dio e l’oltremondo hanno rappresentato una fuga della vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionistica della vita. L’immagine di un cosmo ordinato è solo una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell’esistenza. Di fronte a una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di logico, benefico e provvidenziale. Da qui il proliferare di metafisiche e religioni, che, agli occhi di Nietzsche, sono solo menzogne millenarie, formulate dagli uomini per riuscire a sopravvivere. Per Nietzsche, Dio è la più antica delle bugie vitali per poter fronteggiare il caos dell’esistenza. Nietzsche ritiene inutile qualunque dimostrazione della non esistenza di Dio, perché la sua esistenza è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’essenza caotica e malefica del mondo.
Nella Gaia scienza, Nietzsche drammatizza il messaggio della morte di Dio, con il racconto dell’uomo folle, in cui Nietzsche spiega che per sopravvivere alla morte di Dio, l’uomo deve farsi superuomo. La morte di Dio, dunque, coincide con la nascita del superuomo, ovvero l’uomo che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo di tutte le realtà metafisiche. Infatti, l’ateismo di Nietzsche è così radicale da non contestare solo Dio, ma anche ogni suo ipotetico surrogato. Ad esempio nell’opera Così parlò Zarathustra, Nietzsche racconta di uomini che adorano un asino, causando così l’ira del filosofo-profeta (il folle), il quale constata come il passaggio da uomo a superuomo sia difficile. L’asino è il simbolo di ogni sostituto di Dio e rappresenta, probabilmente, le varie forme dell’ateismo Ottocentesco, in cui Dio è stato sostituito dallo Stato, dalla scienza, dal socialismo ecc.
La morte di Dio rappresenta il tramonto definitivo del platonismo, che per Nietzsche è la filosofia occidentale per eccellenza, e lo stesso cristianesimo non è che un platonismo per il popolo. Platone, infatti, ha calunniato filosoficamente questo mondo, intendendolo come apparenza di un mondo migliore. Ma quello che per Platone era il mondo vero, ha finito per rivelarsi una favola. Ciò è storicamente avvenuto attraverso un processo che Nietzsche scandisce con delle tappe:
con Platone e la filosofia greca si ritiene che il mondo sia attingibile da parte dei saggi
con il cristianesimo, il mondo vero viene promesso ai virtuosi
con il kantismo, il mondo vero è indimostrabile ed è ridotto a postulato, raggiungibile da chi segue la legge morale
con il positivismo, questo mondo viene considerato inconoscibile
con la “filosofia del mattino”, il mondo vero si rivela un’idea inutile e superflua ed è il trionfo di tutti gli spiriti liberi
con la filosofia di Zarathustra, all’eliminazione del mondo vero si affianca quella del mondo apparente.
In Aurora, Nietzsche presenta la fine del mondo vero, quindi la morte di Dio, come auto-soppressione della morale, intendendo dire che è proprio in onore dei valori cristiani di onestà che noi abbiamo finito per eliminare le idee platonico-cristiane.


lunedì 9 luglio 2018

11. NIETZSCHE


DOBBIAMO, DI TANTO IN TANTO, RIPOSARCI DAL PESO DI NOI STESSI, VOLGENDO LO SGUARDO LÀ IN BASSO SU DI NOI, RIDENDO E PIANGENDO SU NOI STESSI DA UNA DISTANZA DI ARTISTI: DOBBIAMO SCOPRIRE L’EROE E ANCHE IL GIULLARE CHE SI CELA NELLA NOSTRA PASSIONE DELLA CONOSCENZA, DOBBIAMO, QUALCHE VOLTA, RALLEGRARCI DELLA NOSTRA FOLLIA PER POTER STARE CONTENTI DELLA NOSTRA SAGGEZZA.

Nietzsche elogia la Follia in un significato tale che chi si rallegra di questa è perché ha capito che solamente accettandola si può raggiungere saggezza e sapienza. E’ dunque la Follia, l’abbandono degli schemi e della morale la via che può condurci alla saggezza? Tutta la filosofia del filosofo, fortemente influenzata da Schopenauer, vede nell’abbandono della morale e nella consapevolezza della Follia vista come l’essere la via per l’accesso alla saggezza, il modo ottimale di vivere. Il caso volle che proprio la follia (vista nel suo estremo di Malattia nella concezione Reekiana) colpì il filosofo negli ultimi anni della sua vita, riducendolo ad uno stato catatonico, di vegetale. Ma cosa intende realmente Nietzsche? Perché vede nella follia e soprattutto nell’abbandono degli schemi imposti dalla morale la reale fonte di saggezza? Egli è fermamente convinto che la morale non esista o meglio che la morale non sia la base attraverso la quale le nostre azioni prendono corpo, bensì pensa che sia lo strumento ideato dai deboli per sfuggire dal caos, e sopraffare i più forti, il “SUPERUOMO”, colui cioè che riesce a VEDERE OLTRE, a vedere la vita e l’esistenza per quello che è: “CAOS“. Per il filosofo è stato il pensiero di Socrate e Platone, fortemente incentrato su razionalità e morale, ad allontanare l’individuo dalla verità, dalla reale percezione dell’esistente e dare il la alla nascita del Cristianesimo. L’uomo invece dovrebbe prendere atto della naturale casualità degli eventi e dell’esistenza, dell’assenza del “mondo delle idee” Platonico, capire che “Il rimedio è stato peggiore del male” ovvero la formulazione di rimedi metafisici per cercare di comprendere e dare una definizione del caos ha allontanato ancor più l’individuo dalla verità, dal reale che altro non è che caos allo stato puro, indeterminatezza, indefinibilità; combattere l’ignoto significa allontanarsi dalla vita.

Ogni parola è di troppo, eppure il silenzio è troppo poco e non riesce a riempire – con i suoi vuoti – i dubbi che si presentano. È nell’interstizio fra silenzio e parola che si dipana il discorso sulla Follia, il discorso della Follia. 

Possibile darle la parola? E, se sì, quale linguaggio parlerà? 
Se la follia è l’alterità per eccellenza, l’uscita dal solco della Ragione, e se il linguaggio è l’espressione di questa Ragione, potremmo ritenere che discorrerà in un linguaggio suo proprio – proprio non della Follia in quanto tale, ma del Folle preso nella sua singolarità? 
Un linguaggio a cui manchi il fine del linguaggio: la comunicazione. Un linguaggio “senza senso”, e quindi folle, che si racconta in parole che non arrivano in alcun luogo, parole senza un possibile orecchio in ascolto. È un dialogo possibile, quello tra Follia e linguaggio? Quale ruolo potrà mai giocare la filosofia in questa difficile partita?Dal dedalo di interrogativi irrisolti (irrisolvibili?) emerge una figura: Friederich Nietzsche, il filosofo Folle. Paradosso fra i paradossi: la filosofia, la quale storicamente avanza in compagnia di una razionalità che ritiene di poter chiarire ogni cosa, viene ribaltata nel suo contrario; ribaltata in un pensiero che si nega in quanto razionale, e si afferma come istintuale, vitale, immanente al corpo. È proprio tramite questo corpo che si può accedere ad una dimensione del pensiero finora preclusa o, a considerare Descartes, accuratamente marginalizzata e assolutamente da evitare. 

Un “pensiero abissale” che per essere sostenuto necessita di uno spirito eccezionale: “Voi non siete aquile: così non avete neppure vissuto la felicità che risiede nel terrore dello spirito. E chi non ha ali non deve mettersi al di sopra di abissi”. È stato, Nietzsche, in grado di afferrare e affermare fino in fondo il suo pensiero abissale? O ne è stato piuttosto schiacciato? 

Duplice modo di leggerne la follia: 

1.intima e profonda liberazione;

2. sconfitta e negazione del superamento di ogni limite umano oltrepassado il linguaggio attraverso il principio della la fine di una comunicazione “razionale”
o cadendo dal linguaggio, impossibilitati ad accedervi per il non superamento dei vincoli razionali per affermare infinitamente il sé, o invece chiusura di quegli stessi vincoli, che schiacciano e negano ogni movimento del pensiero e quindi anche il sé, in un’afasia senza vie d’uscita.

“Le più antiche credenze metafisiche saranno l’ultima cosa di cui ci sbarazzeremo, se mai potremo sbarazzarcene – quelle credenze che hanno preso corpo nella lingua e nelle categorie grammaticali, rendendosi talmente indispensabili, che potrebbe sembrare uno smettere di pensare, se rinunciassimo a questa metafisica”

Nietzsche, volendo superare ogni metafisica, non poteva, nell’ultimo gesto della sua filosofia rivoluzionaria, risparmiare il linguaggio, così carico di storia, di esperienze, di legami, di logica razionale. Potrebbe sembrare uno smettere di pensare, se rinunciassimo a questa metafisica: nelle parole del Nietzsche “quasi” folle, che già iniziano a scavarsi un solco attorno, si intravede la lungimiranza della condanna che subirà solo pochi mesi dopo, e che negli anni successivi avrebbero squalificato il suo pensiero in quanto “folle”.

Un’incomprensione – quella dei contemporanei di Nietzsche – che ha origine nel linguaggio stesso del filosofo, linguaggio “folle” perché nuovo ed estraneo ad ogni Ragione anteriore. “Chi non ha accesso per esperienza a certe cose, non ha neppure orecchie per udirle”4. La propria vita è la condizione prima e necessaria da cui partire per leggere il mondo: chi difetta di una certa esperienza, non potrà avere occhi né orecchie per cogliere quella particolare fetta di mondo. “Un libro che parli solamente di esperienze che stanno al di là delle possibilità dell’esperienza comune, o magari anche piuttosto rara – e che perciò sia il primo linguaggio per una nuova serie di esperienze. In questo caso semplicemente nessuno udrà niente, con l’illusione acustica per cui, là dove non si ode niente, non deve esserci niente”5. Il linguaggio di Nietzsche – nel momento in cui viene bollato come “folle” – viene espressamente negato, in un gioco di esclusione in cui la Ragione individua e identifica l’estraneo da sé e lo squalifica, negandogli ogni legittimità di esistenza.

Le prospettive in cui ci si colloca sono diverse: vita immediata da un lato, esperienza filtrata attraverso il linguaggio dall’altro: impossibile conciliarle, prima o poi il loro scontro genererà scintille (la maschera non aderisce mai perfettamente al volto nudo – sempre che sia possibile trovare, alla fine, un volto dietro la maschera), facendo dell’uomo che ha voluto vivere il paradosso (e al tempo stesso de-scriverlo) una fiamma capace di inghiottire le poche parole sopravvissute al suo immane esercizio critico. “Volete riscaldarvi a me? Vi consiglio di non avvicinarmi troppo: potreste bruciarvi le mani. Perché, vedete, sono troppo ardente. A fatica impedisco alla mia fiamma di divampare fuori dal corpo”

Ogni nome, mentre vuole avvicinarsi all’oggetto di cui tenta di racchiudere il significato (credendo così d’identificarne la verità), fino a coincidere con esso, crea invece una distanza infinita ed incolmabile. Zarathustra svela l’inganno del linguaggio ma al tempo stesso è obbligato a collocarsi nel linguaggio, proprio quando vuole provare a comunicare al mondo il suo pensiero. Eppure vi si colloca in un modo che già richiama la Follia, con la forza espressiva di un poeta che sente il richiamo fortissimo del silenzio.

“Come il castello di Kafka, il culmine alla fine non è che l’inaccessibile. Si sottrae a noi, almeno in quanto continuiamo a essere uomini: a parlare”  La parola abbassa, volgarizza (nel senso etimologico del termine), allontana dal “culmine” ogni sentire – il quale, in quanto proprio della singola individualità, è all’occhio altrui lontano quanto incomprensibile. Il silenzio spesso invocato da Nietzsche – un silenzio che non è necessariamente vuoto e assenza di pensiero, ma forse semplicemente un sottrarsi alle regole finora date al pensiero, un collocarsene al di fuori – prende infine vita, in senso radicale, nella sua “follia”. Possibile allora considerarla come conseguenza ultima e inevitabile (conseguenza cui bisogna però togliere il carattere di consequenzialità: qui non c’è causa né effetto, ma un’unica volontà) del suo pensiero? come gesto di enorme e profonda rivoluzione nei confronti della Ragione? come unica possibilità per affermarsi al di fuori di ogni vincolo e condizionamento esterno? 

Anche a queste domande, forse, possiamo rispondere solo con il silenzio.

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venerdì 6 luglio 2018

IL FOLLE: LA GENESI


Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionalità; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta anche all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anch’esso dal caos e dall’irrazionalità.


Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il Folle Federico evoluto, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA IMPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA. Con tale senso, in generale ogni artista che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerato "Folle"; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade completamente "ancora vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.

Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionale; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anch’esso dal caos e dall’irrazionalità. Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia, è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il FOLLE FEDERICO EVOLUTO, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA IMPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA.
In tale senso, ogni persona che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerata "Folle" quando riesce ad esprimerle visionando una forma artistica; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali di vita, facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade "ancora totalmente vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.
Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello nello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINO grazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI.pervenendo ad un personale STATO DI FELICITA' INTERIORE CHE POSSA RENDERCI PIENI NEL CAMMINO INTRAPRESO.

Chi è allora questo personaggio misterioso che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con idee pazzesche e comunque senza senso od irraggiungibili? Io Reeko, dopo l'incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente nella vita, ho dovuto rendermi "Folle"...Come ho fatto e cosa faccio? Il Folle è chi "VIVE DI SE STESSO"ma non in senso egoistico ma obbligato per la natura delle vicende nella propria vita. Quando si parla di "folle" ci viene subito in mente la figura del degente in un ospedale psichiatrico ouna persoan affetta da schizofrenia con tanto di allucinazioni o simili; il mio caso non è nessuno di questi e vorrei invece trattare della Follia in un piano sociale e morale. Se la follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Allora l’artista, che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, non potrebbe essere definito folle? Oppure quando una persona si definisce “follemente innamorata” ai nostri occhi non appare guidata da un comportamento illogico, bensì fantastico. Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, e ci aiuta a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta la propria personalità, ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire “distorta”, bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello, analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”, riuscì a capire ad analizzare il ruolo del Folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere. Nietzsche, in “La gaia scienza” fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di “follia”. Van Gogh in seguito a un attacco di follia si tagliò il lobo dell’orecchio destro. Virginia Woolf soffrì di depressione e attacchi di ansia fino ad arrivare al suicidio. Ma scrisse testi molto significativi per la letteratura inglese. Ma perché non considerare una “Follia umana” anche la vicenda dell’antisemitismo di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea e rom? Il film Train de vie narra la storia di una piccola comunità di ebrei in un villaggio dell’europa centrale che, allo scoppiare della guerra, vengono presi dalla paura delle deportazioni che stanno subendo i villaggi circostanti. Il Folle del villaggio, durante il consiglio dei saggi, suggerisce l’idea folle e geniale che mette in moto il meccanismo narrativo: organizzare una finta deportazione che muti il corso degli eventi. Ma la scena conclusiva, rimescola tutte le carte e ci fa scoprire che tutto è stato solo un sogno. E’ stata solo una evasione fantastica per sopravvivere? O la Follia di un pazzo che racconta a modo suo la tragedia? In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella, che in una persona giudicata dalla società normale, non potrebbe venir fuori. Con ciò voglio dire che alcune particolari visioni del mondo possono venir fuori solo da chi vede il mondo in modo diverso, e nello stesso tempo, è visto in modo diverso dal mondo.
Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello nello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso  IL FOLLE CAMMINO grazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI. 
Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionalità; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta anche all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anch’esso dal caos e dall’irrazionalità.
Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il Folle Federico evoluto, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA IMPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA.

In tal senso, in generale ogni artista che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerato "Folle"; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade completamente "ancora vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.
Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comuneLuigi Pirandellonello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINOgrazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI.


Chi è allora questo personaggio misterioso che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con idee pazzesche e comunque senza senso od irraggiungibili? Io Reeko, dopo l'incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente nella vita, ho dovuto rendermi "Folle"...Come ho fatto e cosa faccio? Il Folle è chi "VIVE DI SE STESSO"ma non in senso egoistico ma obbligato per la natura delle vicende nella propria vita. Quando si parla di "folle" ci viene subito in mente la figura del degente in un ospedale psichiatrico o una persoa affetta da schizofrenia con tanto di allucinazioni o simili; il mio caso non è nessuno di questi e vorrei invece trattare della Follia in un piano sociale e morale. Se la follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Allora l’artista, che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, non potrebbe essere definito folle? Oppure quando una persona si definisce “follemente innamorata” ai nostri occhi non appare guidata da un comportamento illogico, bensì fantastico. Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, e ci aiuta a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta la propria personalità, ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire “distorta”, bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello, analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”, riuscì a capire ad analizzare il ruolo del Folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere. Nietzsche, in “La gaia scienza” fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di “follia”. Van Gogh in seguito a un attacco di follia si tagliò il lobo dell’orecchio destro. Virginia Woolf soffrì di depressione e attacchi di ansia fino ad arrivare al suicidio. Ma scrisse testi molto significativi per la letteratura inglese. Ma perché non considerare una “Follia umana” anche la vicenda dell’antisemitismo di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea e rom? Il film Train de vie narra la storia di una piccola comunità di ebrei in un villaggio dell’europa centrale che, allo scoppiare della guerra, vengono presi dalla paura delle deportazioni che stanno subendo i villaggi circostanti. Il Folle del villaggio, durante il consiglio dei saggi, suggerisce l’idea folle e geniale che mette in moto il meccanismo narrativo: organizzare una finta deportazione che muti il corso degli eventi. Ma la scena conclusiva, rimescola tutte le carte e ci fa scoprire che tutto è stato solo un sogno. E’ stata solo una evasione fantastica per sopravvivere? O la Follia di un pazzo che racconta a modo suo la tragedia? In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella, che in una persona giudicata dalla società normale, non potrebbe venir fuori. Con ciò voglio dire che alcune particolari visioni del mondo possono venir fuori solo da chi vede il mondo in modo diverso, e nello stesso tempo, è visto in modo diverso dal mondo.


Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comuneLuigi Pirandellonello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINO grazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI. 

Il Folle può essere considerato semplicemente quella persona con problemi mentali, e quindi comandata dall’irrazionalità; ma un’altra interpretazione di “FOLLE” può essere rivolta anche all’artista, a quell’uomo pieno di estro e ispirazione creativa, il cosiddetto “GENIO” e purtroppo (fortunatamente) comandato anche esso dal caos e dall’irrazionalità.

Il mondo che nasce da queste particolari forme di energia è un mondo caotico, dove regna sovrana la creatività artistica. Follia è quindi una visione nuova di concepire l'Esistenza che può nascere sia da cause rivoluzionare sulla concezione e considerazione di particolari aspetti, sia da cause devastanti e obbligate che necessitano una reazione (il caso di del Folle Federico in Reeko); la Genialità e la Follia nel comportamento di risoluzione di problematiche specifiche, non sono altro che gli effetti della stessa causa: IL MODO DI GUARDARE CON UNA'ALTRA PROSPETTIVA, CON OCCHI DIVERSI. E' proprio questo personaggio misterioso o meglio, FUORI DAL COMUNE, che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con dee pazzesche e comunque senza senso o irraggiungibili, e che perciò deve essere isolato oppure segregato, che io Reeko, dopo l’incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente e per tutta la mia vita, ho dovuto creare vie di fuga diverse dalla prospettiva che mi si confaceva innanzi fino a quel momento,  rendendomi “FOLLE”. Come ho fatto e cosa faccio ora in particolare? Io Reeko, il Folle Federico evoluto, rappresento chi “VIVE DENTRO SE STESSO E DI SE STESSO” ma NON IN SENSO EGOISTICO MA OBBLIGATO PER NATURA DELLE VICENDE CHE LO HANNO COLPITO NELLA VITA. Questo atteggiamento e quindi la sua Follia stessa, nasce da UNA REAZIONE con cui si esce dalla situazione che riguarda una persona in particolare, nel rispetto degli obblighi civili, IN MANIERA DIVERSA MA INPERMEATA NELLA LEGGE E NELLE CONSUETUDINI RELIGIOSO-MORALI: OTTIMIZZANDOCI IN RAPPORTO ALLA SITUAZIONE CHE CI RIGUARDA. Come ho fatto a fare tutto ciò e cosa faccio adesso nello specifico? Quando nel sito si parla di “Folle” scritto ogni volta con la lettera maiuscola per evidenziare e qualificare la diversa azione che riesce a mettere in atto attraverso cui riesce ad “ANDARE OLTRE” la consuetudine rettilinea e matematica dell’esistenza, si definisce di chi riesce ad andare avanti ANDANDO OLTRE CON BASI DIVERSE  DAL NORMALE, DAL COMUNE E CONSUETO AGIRE QUOTIDIANO, ma in senso positivo e non negativo come quello del degente in un ospedale psichiatrico o una persona affetta da schizofrenia con allucinazioni o simili. Questa è la mia intenzione nel sito presente: trattare la Follia s di un piano sociale e morale. Se la Follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Si direbbe Reeko, ma bisogna avere le giuste basi per comprenderlo e per poterlo usare a nostro vantaggio. E' proprio qui che Federico ha dotato la sua parte inconscia in Reeko, di 3 EFFICACI STRUMENTI PER POTERLO FARE ANDANDO AVANTI per l'appunto. Federico grazie a questo, è riuscito a farsi delle domande interiori che gli hanno permesso di CREARE UNA PROPRIA PERFEZIONE INTRINSECA attraverso degli IDONEI MEZZI DA UTILIZZARE IN DIFESA DELLE INSIDIE DELLA VITA.

In tale senso, in generale ogni artista che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, può essere considerato "Folle"; oppure quando una persona si definisce "Follemente innamorata" ai nostri occhi è perché è guidata da un comportamento illogico, o meglio ancora attraverso cui riesce ad "ANDARE OLTRE" la normalità delle circostanze usuali facendosi guidare completamente dal suo lato interiore e subconscio su strade completamente "ancora vergini" all'azione che esercita una persona normalmente.

Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, riuscendo a creare quello stimolo più opportuno in grado di tirarci fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta in pieno la propria "PERSONALITA' POSITIVA", ma rappresenta un individuo da isolare perché possiede idee e modi d fare non comuni e che non si conoscono ancora perché fuori da ogni norma comune; spesso tali individui di fatto vengono poste ai margini della società e lasciate sole nella loro Follia; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire "distorta", bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comuneLuigi Pirandellonello specifico analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di "malattia mentale": ciò non significa che un Folle deve essere pazzo prima di incrociare il suo spirito di Follia, ma come accaduto Federico con l'incidente stradale, un FATTO RIVOLUZIONARIO E ALLA RADICE DELLA NOSTRA PERSONALITA', sembra doverci essere per far scaturire una DIVERSITA' D'AZIONE CHE RIESCA AD "ANDARE OLTRE" AL COMUNE come un fiammifero che riesca a far scaturire un incendio in un bosco. Nietzsche, in "LA GAIA SCIENZA" fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare, il quale riesce ad "ANDARE OLTRE" LA CONSUETA ROUTINE DI VITA, ANNUNCIANDO "LA MORTE DI DIO". Questa non è che l'espressione dei valori della civiltà greco-occidentale basati sulla negazione degli istinti vitali e naturali e sull'affermazione dell'ascetismo e del distacco della realtà umana. Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana e la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ovvero di tutte le credenze metafisiche e religiose pensate per dare un "senso"e ordine alla vita. Dio e l'oltremondo hanno rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. A tutto questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca della vita: l'immagine di un cosmo ordinato è solamente una costruzione della nostra mente, realizzata per sopportare la durezza dell'esistenza. Di fronte ad una realtà che risulta contraddittoria, gli uomini hanno così dovuto convincersi che il mondo è qualcosa di illogico e provvidenziale. Il poeta è quindi un'anima elevata che riesce a trasformare "il fango in oro", sosteneva nella sua poetica Luigi Pirandello; questo perché attraverso un modo diverso di agire, quello poetico, egli riusciva a mettere in evidenza i tasselli in ombra della vita dandone risalto e luce attraverso la poesia. Tuttavia la poesia non ha fini né morali, né divulgazione della verità, né insegnamento: "la poesia non ha altro scopo che se stessa" onde poterci però avviare lo spirito verso IL FOLLE CAMMINOgrazie a cui possiamo raggiungere una personale FELICITA' INTERIORE VERSO UN COMPLETAMENTO ULTIMO DI NOI STESSI.
 

Chi è allora questo personaggio misterioso che nella società moderna si riferisce solo ad una persona con idee pazzesche e comunque senza senso od irraggiungibili? Io Reeko, dopo l'incidente automobilistico che mi ha condizionato perennemente nella vita, ho dovuto rendermi "Folle"...Come ho fatto e cosa faccio? Il Folle è chi "VIVE DI SE STESSO"ma non in senso egoistico ma obbligato per la natura delle vicende nella propria vita. Quando si parla di "folle" ci viene subito in mente la figura del degente in un ospedale psichiatrico ouna persoan affetta da schizofrenia con tanto di allucinazioni o simili; il mio caso non è nessuno di questi e vorrei invece trattare della Follia in un piano sociale e morale. Se la follia potrebbe essere definita come la sovrapposizione della nostra parte istintuale su quella razionale, il comportamento di un Folle non potrebbe essere soltanto quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio? Allora l’artista, che riesce a tirar fuori le proprie emozioni e le proprie sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato, non potrebbe essere definito folle? Oppure quando una persona si definisce “follemente innamorata” ai nostri occhi non appare guidata da un comportamento illogico, bensì fantastico. Allora se la Follia ci aiuta ad affrontare il nostro io, e ci aiuta a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, perché non accoglierla come parte fondamentale della nostra personalità? Nella prospettiva moderna il Folle non è affatto visto come colui che manifesta la propria personalità, ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società; tuttavia per capire il Folle che esprime una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire “distorta”, bisognerebbe considerare soltanto che questa non è una visione comune. Luigi Pirandello, analizzò il tema della Follia sotto molti aspetti, e non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”, riuscì a capire ad analizzare il ruolo del Folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere. Nietzsche, in “La gaia scienza” fa comparire il Folle come un profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di “follia”. Van Gogh in seguito a un attacco di follia si tagliò il lobo dell’orecchio destro. Virginia Woolf soffrì di depressione e attacchi di ansia fino ad arrivare al suicidio. Ma scrisse testi molto significativi per la letteratura inglese. Ma perché non considerare una “Follia umana” anche la vicenda dell’antisemitismo di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea e rom? Il film Train de vie narra la storia di una piccola comunità di ebrei in un villaggio dell’europa centrale che, allo scoppiare della guerra, vengono presi dalla paura delle deportazioni che stanno subendo i villaggi circostanti. Il Folle del villaggio, durante il consiglio dei saggi, suggerisce l’idea folle e geniale che mette in moto il meccanismo narrativo: organizzare una finta deportazione che muti il corso degli eventi. Ma la scena conclusiva, rimescola tutte le carte e ci fa scoprire che tutto è stato solo un sogno. E’ stata solo una evasione fantastica per sopravvivere? O la Follia di un pazzo che racconta a modo suo la tragedia? In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella, che in una persona giudicata dalla società normale, non potrebbe venir fuori. Con ciò voglio dire che alcune particolari visioni del mondo possono venir fuori solo da chi vede il mondo in modo diverso, e nello stesso tempo, è visto in modo diverso dal mondo.
Nel mio percorso multimediale analizzerò tutti questi aspetti di “Follia” e di sorta di “genialità” al fine di
riflettere sulla stigmatizzazione sociale che consegue sia sulla figura anche del "malato mentale" dietro a cui c'è una figura diversa e più profonda e piena di aspetti che si possono riallacciare alla vita di tutti i giorni in quella "NORMALITA' " tanto stigmatizzata da Reeko, sia sulla figura di chi per superare difficoltà insormontabili deve riuscire ad aggrapparsi sostenendosi, a basi nuove rispetto alle normali su cui si basa un uomo nella sua quotidianità.


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giovedì 5 luglio 2018

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@@@@ 408 @@@@@ 196 DAL CUORE ALLA PAROLA

Desiderio che non ha pari

se non quelli di nostro incontro
in cui li renderemo avari
gli attimi, in Amorevol scontro
che ha passati assai rari
poiché senza un vicino riscontro
a tal bellezza di scenari.

Con Lei forse ci siamo stavolta:
voglio che il comune nostro momento
sia di un futuro cammino svolta
in cui ringrazi la vita per il fermento
che è colmo della gran raccolta
di piante che dalla Terra del frumento
ottengono la succosa raccolta
che evidenzia vita con nitido accento.

Vedi come funziona lamia poetica?
Or sdraiato sul letto di cuore scrivo
senza pensar al calcolo d'aritmetica
ma liberando cuore sentendomi vivo.

E' solamente così che belle poesie
ti portano con mano a comporre
incamminandoti verso le belle vie
dove niente andrà ad anteporre
in quell'attimo migliori asimmetrie.

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lunedì 2 luglio 2018

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@@@@@@ 65 AVVALORAMENTO DEL TENTATVO 

Un gesto potrà essere anche semplice
ma se nasce da una impossibilità di farlo,
soffierà la felicità come un mantice
che tra le fiamme procederà ad alimentarlo.

Tale tipo di motivazione vive dentro di noi
dove prima pazientemente nell'animo la seminiamo
e poi come un aratro spinto da forti buoi,
raccoglieremo il frutto che con sudore solchiamo.

Avvalorare un gesto da noi osticamente sudato 
crea rigida fermezza e un alone di pienezza intorno
rendendoci pieni di orgoglio che sembra rubato, 
ma che saprà riempirci l’animo di ogni suo contorno.

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@@@@@@ 64 LA CRUDA VERITA'


La tranquillità nella vita è solo un'apparente visione
di tutto ciò che ci circonda;
la vera realtà resta indissolubilmente in un cantone
inspirando"calma immonda".

Le persone stanno in sé ferme a guardare:
chi i suoi problemi
e chi come raggiungere riva dall'alto mare
ma pochi,gli scemi,
raggiungono realmente dove vogliono andare.

Siamo pressati da questa nostra società 
che nel vivere moderno non ci lascia più alcuna via di scampo:
dopo che con la morte andiamo all'aldilà
non ci sono altre aperture dirette da marginare con la lampo.

A meno che interiorizzamo il mondo esterno
con la Folle visione interiore
appoggiandoci sulle nostre certezze a perno, 
sentendoci in noi il migliore.