domenica 28 ottobre 2018

(27-28-29)-07-2016 EXPO MILANO 2015




RIFERIMENTO COMMENTISTICO BLOG







@@@@SCHEMA - PIANTINA PER VIDEO DEI PADIGLIONI DI EXPO 2015@@@@

27-08-2015 L’ARRIVO A MILANO: RESPIRANDO L’EXPO PER I NAVIGLI LOMBARDI:LA NUOVA DARSENA
I 3 familiari pronti e partenza da casa alle 8:00 in punto! Frank un po’ acciaccato se ne sta in tranquillità seduto dietro, Reeko a fianco di Kanny concentrata alla guida di Madame Cliò: direzione casa di Gemy a comporre il gruppo per la vacanza esplorativa presso “Mondo Expo”. Alle 11:00 prima sosta all’autogrill in autostrada tra Bologna e Modena; appena ripartiti ecco spese aggiuntive per l’evento a seguito di dimenticanze costituite dal certificato da studente di Kanny lasciato a casa e da socio Coop di Frank che avrebbero agevolato economicamente il suo ingresso al evento. Voltando pagina e ritornando in pieno alla vacanza nel suo protrarsi continuo, a 12:00 superiamo Piacenza e a 12:30 ci inseriamo a Mediolanum, il mezzo della pianura; proseguendo, a 12:50 verso Como sbagliando ci ritroviamo fortunatamente verso Cinisello luogo in cui risiede l'hotel; la maledetta autostrada però non perdona gli sbagli e così dall'essere arrivati, ci ritroviamo a 8 minuti di distanza dal luogo dove dobbiamo arrivare ed ecco allora entrare il gioco il navigatore, oggetto tanto detestato dal geografo Gemy ma così utile ed efficace in talune circostanze come questa; all’13;30 si arriva così sotto al nostro hotel. Dopo esserci rinfrescati e ordinato al meglio il contenuto delle valige in camera, avevamo previsto a priori di prendere un treno che sarebbe partito da li a poco ma purtroppo il tempo di relax ha voluto che si perdesse; parlando con la reception, l’unica alternativa possibile per rimanere nella tabella di marcia prestabilita da casa, era quella di prendere un treno che si sarebbe fermato alla sosta più vicina alle 15:22; siamo così andati alla stazione Ressa del luogo che non distava molto dall'hotel. Aspettavamo di fronte al cartellone di “Milano Bruzzano Parco Nord” ma ohimè le corsie di marcia erano 2 ci siamo fortunatamente accorti in tempo che il treno per dovevamo andare sarebbe passato per la corsia opposta: Milano Cardona; fortunatamente abbiamo avuto il tempo di oltrepassare attraverso un passaggio le due corsie aspettando in quella giusta; una volta arrivato alla fine siamo partiti per la giusta direzione. Alle 15:36 siamo poi arrivati all’ultima fermata per Milano di quel treno; la stazione di Cordona ha così ospitato i 4 avventurieri per “esporsi” con i loro sguardi e gesta all’Esposizione Universale della città lombarda; grazie a Madame Cliò ed al senso di orientamento del geografo Gemy, arriviamo poi in un attimo al nostro bellissimo hotel Da Vinci, ben conosciuto dalla stampa nazionale per la morte di quel ragazzo che in gita del liceo cadde dai piani alti per uno scherzo goiardico con i suoi compagni. Essendo la prima giornata, abbiamo deciso di posare le valige in camera ed andare subito a fare un giro per il centro di Milano. Per le vie del corso ci siamo così subito immersi in una copiosa folla internazionale che camminava tra le bandiere di tutto il mondo appese praticamente dappertutto lungo le strade;  i Navigli in particolare la facevano sfoggio di una coloritura internazionale davvero importante e stiupenda da vedere. Vedendo passare ad un  certo punto due uomini indiani stretti per mano, my sister Kanny si è voltata immediatamente verso di me con lo sguardo di chi ha visto passare 2 omosessuali; Gemy immediatamente accortosi di questo subito dalle esperienze passate del suo viaggio e lungo pernottamento per 1 mese in India, ha invece spiegato la verità che si celava dietro a quel gesto: “vedete quando si tengono per mano 2 ragazzi, in India è manifestazione di una grande amicizia così come da noi ragazzo e ragazza con questo gesto evidenziano un rapporto sentimentale esistente tra di loro; insomma Kanny non son froci, stai tranquilla….” Dopo queste perle di saggezza che creano piacevoli tasselli aggiuntivi di conoscenza generale abbiamo continuato il nostro giro per il centro e soprattutto per i Navigli dove è localizzata una bella fetta dell’Expo; “Milano non è solo design e Piazza Duomo, i suoi scorci non hanno non hanno nulla da invidiare a Venezia! Scopri tutti gli eventi in zona Navigli: con Expo in città leva l’ancora e salpa!” Questo è "l'esagerato" motto di Milano in questi giorni colorati dall’Expo; senza scordarci l’occasione per entrare più in profondità alla conoscenza della città di Milano stessa, come ad esempio sapere meglio cosa siano i Navigli: questi sono canali artificiali costruiti nel corso dei secoli per collegare Milano al mare e ai vicini laghi. Nel XV secolo gli Sforza commissionarono a Leonardo da Vinci la costruzione di chiuse e conche per migliorarne la navigazione; alcuni ponti e chiuse progettati dal grande ingegnere sono ancora in uso. In questi giorni tale luogo si è ricoperto di colori in un mix di tradizioni e i colori che contraddistingono i paesi del mondo; usciti dai Navigli, abbiamo salutato il Duomoe accorgendoci che il tempo è volato, siamo entrati in una trattoria alla ricerca di un buon pasto; il posto era molto chique con pochi posti a sedere ma per la non voglia di cercare altro e per la fame, ci siamo accomodati; mentre si pranzava tra una chiacchiera, uno scherzo e una risata, il solito Reeko ha agganciato con le parole la simpatia Davide un ragazzo in piedi vicino al nostro tavolo che guarda il caso, siamo venuti a scoprire che era proprio il fratello dell’oste che ci ha servito; si è offerto così subito gentilmente di darci un passaggio in macchina fino al nostro ristoro in quest'avventura lombarda. Domani Expo nel suo cuore!
28-07-2016 NEL CUORE DELL'EXPO 2015
Arriviamo in mattinata al nostro Hotel Da Vinci prenotato su internet; lasciate le valige in camera ci dirigiamo a far visita al castello Sforzesco: il giardino al suo interno. Ben stimolati dala gradevole visita di un frangente storico d'Italia, partiamo poi subito alla volta dell’ingresso dell’Expo dove strappate le stampe dei biglietti acquistati da casa, ci incuneiamo finalmente dentro sede del grand evento; c'è subito l'ordine indissolubile di Gemy di NON seguire la cartina dettagliata stampata a casa e portata da Reeko per l'occasione che invece per chi leggesse senza conoscere niente riguardo l'esposizione universale, seguiremo dettagliatamente prendendola come riferimento per il racconto. I giorni precedenti abbiamo sentito una marea di commenti opposti anche l'uno dall'altro ed ora saremo noi stessi a mettere un giudizio personale sul "Grande Evento" come è stato battezzato dalla massa e nominato a furor di popolo dalla pubblicità. Con in mano la mappa dell'intero Expo portata da casa da Reeko e detestata atrocemente dal geografo Gemy che perciò viene subito lasciata nella borsa, dove è ben visibile la struttura romana dell'Expo che vede un intrisicarsi di due vie principali: quella del CARDO (più corto rispetto al Decumano il Cardo, lungo 350 metri. Orientato il direzione Nord-Sud, accoglie la proposta espositiva del Paese ospitante, l’Italia. Presenta piccole piazze, percorsi porticati e terrazze, basandosi sull’aspetto caratteristico del borgo italiano e gli edifici sono rappresentativi della penisola, con particolare attenzione alle peculiarità di ogni regione. È sul Cardo, in prossimità del punto cardinale Nord, che si trova Palazzo Italia, che assume il ruolo di landmark all’interno dell’area Expo. Nei suoi spazi, le tradizioni alimentari, i prodotti tipici e la cultura  descrivono le migliori pratiche alimentari d’Italia.) e del DECUMANO (La via principale dell’intero sito di Expo Milano 2015 è il Decumano, lungo un chilometro e mezzo, che attraversa il polo espositivo da Est a Ovest. I padiglioni nazionali degli oltre 130 Paesi partecipanti si affacciano su entrambi i lati: se circa 60 hanno spazi autonomi, gli altri sono presenti all’interno di un cluster, nove padiglioni collettivi organizzati secondo criteri di identità e filiere alimentari. Considerando il tema di Expo Milano 2015, ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’, il decumano ha una funzione simbolica. Seguendone la direzione, unisce infatti il luogo del consumo del cibo (la città e in questo caso Milano), con quello della sua produzione, la campagna lombarda. Il Decumano è lungo un chilometro e mezzo, il Cardo 350 metri: il secondo ospita la proposta espositiva dell’Italia.) che con il loro intrisecarsi teso a rappresentare la figura del pesce, rende possibile far nuotare ogni visitatore per il pianeta;  dove Cardo e Decumano si incontrano sorge Piazza Italia, il luogo in cui in Paese ospitante incontra il mondo; nel castrum, il punto in cui Cardo e Decumano si incontravano era il prætorium, che nelle città diventava il forum, la piazza principale. In questo caso, le due strade  danno vita alla grande piazze centrale di Expo Milano 2015, Piazza Italia. Simbolicamente, il luogo in cui in Paese ospitante incontra il mondo. Alle quattro estremità delle due vie principali si trovano invece alcune delle strutture più importanti del polo espositivo: a Nord la Lake Arena, a Sud l’Open Air Theater, a Ovest l’Expo Center e a Est la Collina Mediterranea. Tutti punti di riferimento per i visitatori e, soprattutto, luoghi destinati a ospitare i più grandi eventi dell’Expo 2015; appena superato l'ingresso ci si presenta il Padiglione Zero     (Padiglione 0); alle 11:30 ci innoltriamo al suo interno: nella sala introduttiva ecco il vero punto 0 da dove è partito il viaggio dell'evoluzione: una biblioteca enorme costituita da libri che contengono il dna dell'umanità in ogni suo aspetto; da qui l'uomo inizia quindi la sua avventura di vita attraverso la pastorizia simboleggiata dalla proiezione sulle pareti del film "Pastorale accidentale" come subito riconosciuto dal mio caro amico "regista mancato" Gemy, che viene proiettato proiettato su tutte le enormi pareti della grossissima e altissima sala con una cupola nella parte alta a costituire il tetto. Come manifesto dalle innumerevoli immagini simili che avevano ad oggetto l'agricoltura e la pastorizia, gli unici soggetti erano i contadini e gli animali di cui cibarsi e da utilizzare per i lavori della terra; vengono così in questo padiglione, mostrate le origini dell'uomo e la sua lentissima evoluzione fatta di sacrifici, dolore e lavoro che costituisce il punto 0 della sua origine; proseguendo per le sale si può ben percepire dall'immagini e modelli rappresentativi come la persona si sviluppa e si matura piano, piano fino ad arrivare alla sua massima espressione come strumento (tentativo) di gestire la vita vita di tutti i giorni attraverso la forma speculativa che da vita alla borsa economica: una maniera attraverso cui si cerca un equilibrio tra il variare ed il mutare perpetuo del'uomo e la sua crescita tecnologica costante. Usciti poi da questo padiglione introduttivo all'evento,ci incanaliamo sul lunghissimo "corso mondiale" che trae origine romana e prende il nome di DECUMANO; questo apre la strada per tutti i padiglioni e percorrendolo è chiara la grande sfida del pianeta alla biodiversità, evidenziata ancor meglio dal Food and beverage, padiglione che simboleggia la grazia delle persone ad aiutare il prossimo in una concezione slow food che permetesse di far giungere il cibo in tutte le aree del pianeta; a fianco di questo un omaggio alla città che ha offerto la sede all'evento con uno spazio espositivo chiamato "Veneranda fabbrica del duomo di Mlano" il quale illumina il simbolo della città:la Madonnina del duomo. Poi incrociamo subito uno spazio riservato alla grande novità dell'Expo di Milano rispetto ai precedenti a livello mondiale: I CLUSTER, spazi che non vengono raggruppati in padiglioni collettivi secondo criteri geografici come di norma accade all'EXPO, ma secondo identità tematiche e filiere alimentari; questi sono caratterizzati da aree comuni, che sviluppano attraverso spazi funzionali (mercato, mostra, eventi, degustazioni) la filiera alimentare. Ogni Paese presente nei Cluster ha uno spazio espositivo individuale, dove sviluppa una sua propria interpretazione del tema di Expo Milano 2015. I 3 Cluster individuati per l'evento sono l'uno a fianco dell'altro e si manifestano in: il Cluster del riso, con a fianco il Cluster del cacao e infine il Cluster del caffé. Il primo Cluster che incontriamo è quindi quello del riso: l’atmosfera della campagna, con i colori e i profumi provenienti dal mondo agreste, accoglie il visitatore all’interno di questo spazio dove è presente un paesaggio che ricorda una immensa risaia. Come l’acqua nelle risaie nasconde e al contempo svela e dà vita, anche il Cluster nasconde dati e curiosità che si svelano, passo dopo passo, al visitatore. Versatile e nutriente, il riso è stato uno dei primi cereali coltivati dall’uomo oltre diecimila anni fa, partendo da una specie spontanea cinese. Dalle valli della Cina il riso si è diffuso in tutto il mondo: conoscerne il passato e la miriade di varietà è fondamentale per apprezzarne il contributo all’arricchimento della biodiversità. All’interno di un percorso tematico, quindi, il visitatore può attraversare le tappe della storia del riso intrecciando i racconti provenienti dai diversi Paesi e approfondendo le innovazioni introdotte nel corso del tempo. A fianco di tale punto espositivo proseguendo incontriamo un altro Cluster questa volta riguardante il Cacao e il Cioccolato, il visitatore ha l’impressione di entrare in una giungla. Il concept trae infatti ispirazione dai luoghi in cui il cacao viene coltivato: le piantagioni delle aree tropicali e subtropicali. Le facciate degli edifici sono realizzate in un tessuto leggero e chiaro che si apre lasciando in vista i rivestimenti interni: una metafora della necessità di proteggere un prodotto prezioso e aromatico come il cacao. Il Cluster del Cacao e del Cioccolato accoglie nello spazio comune una serie di pali di diverse altezze e forme, metafora degli alberi sotto i quali il cacao cresce. L’atmosfera è quella densa e accogliente di una foresta, dove la luce penetra dalle chiome degli alberi e si diffonde tra i padiglioni. Continuando il cammino immediato è l'incontro con il terzo cluster consecutivo riguardante il caffé: le immense piantagioni di caffè distese all’ombra delle foreste tropicali in Africa e in America Centrale hanno ispirato il progetto del Cluster del Caffè. L’architettura degli spazi richiama infatti i rami più alti degli alberi all’ombra dei quali crescono le piante di caffè, mentre i padiglioni sono una metafora dei loro tronchi.I toni caldi e i colori naturali che caratterizzano l’ambiente cambiano in base alla luce che filtra dall’esterno attraverso la copertura, influendo sulla percezione dello spazio e dando al visitatore l’illusione di trovarsi proprio in una foresta.Il Cluster del Caffè è curato da illycaffè, official coffee partner di Expo Milano 2015, che porta in questo progetto le conoscenze, l’esperienza e le relazioni maturate in oltre ottant’anni di storia. La ricerca dell’eccellenza, la passione, l’innovazione e l’orientamento allo sviluppo sostenibile di illycaffè sono i motori dell’iniziativa. Proseguendo la marcia in questo grandissimo corso mondiale, affianchiamo il primo Padiglione nazionale, quello dell'Azerbaijan con a fianco il susseguirsi del padiglione degli Emirati Arabi Uniti con il susseguirsi del padiglione del Kasakistan, il padiglione della Gran Bretagna, il padiglione dell'Ungheria, il padiglione della Spagna e il suo tipico interno, il padiglione della Romania, il padiglione del Messico ed il Fruit Food district il super mercato del futuro che va ad incrociare il CARDO dell'Expo; nel punto d'incrocio ci appaiono lontani i due simboli della tappa Milanese del tour mondiale Expo: il Palazzo Italia e l'Abero della Vita. Mettendo in programma di passarci dopo a visitare l'italiana punta del Cardo, procediamo in direzione della Slovenia per poi arrivare al verde naturale dell'Austria per poi proseguire verso la particolarità strutturale e la complessità visiva interna del gran palazzo Cile in cui si racconta la storia attraverso video filmati e foto in altissima risoluzione per poi arrivare ad uno stato a me completamente sconosciuto e come mostrerà il futuro, toccante nelle esperienze di Gemy: l'Iran. Proseguendo raggiungiamo un altro cluster: quello dei cereali e tuberi.
29-07-2015 CONTINUA FULL IMMERSION PER IL PIANETA VERSO L'ADDIO AL PIANETA EXPO
Svegiata tutta la troupe di "Castelo" e consapevole che questa è l'ultima giornata del loro bellissimo sogno in giro per il mondo, si appresta a fare subito colazione in hotel e ripartire alla volta di Piazza Italia dove entrano immediatamente in Slovenia all'ingresso della quale un ballo tipico sloveno ci immerge nel migliore dei modi in questo mondo; entrando nel padiglione notiamo come venga messo in risalto l'aria pulita generata dal rispetto per l'ambiente e la natura incontaminata in cui nascono forme d'arte da riferimento mondiali; a seguire ci immergiamo poi nel "pianeta del verde"dell'Austria in cui c'è la riproduzione del microclima di un bosco austriaco. Ai visitatori è proposta l’esplorazione di uno spazio che, in assenza di climatizzazione, viene raffreddato dal naturale effetto rinfrescante della evapotraspirazione delle piante offrendo nel migliore dei modi un clima sano e rigenerante. Procediamo oltre vicini alla punta in riferimento della bocca del pesce in prossimità del Marocco dove ammiriamo deiballi tipici di questo popolo all'esterno del padiglione; finito lo spettacolo, ci accingiamo all'ingresso del padiglione ad ammirare le tipicità di un popolo assai diverso da quello a cui facciamo parte; continuano al padiglione accanto entriamo nel Quatar dove troviamo un'altra manifestazione di quello che è il simbolo della rassegna mondiale: l'albero illuminato da mille colori; proseguiamo poi per il padiglione successivo che può considerarsi come lo sponsor principale insieme alla Coca Cola dell'evento l'azienda Mc Donalds; poi ecco apparire l'alta sfera illuminata dai mille colori del Padiglione del Turkmenistan; ci stiamo avvicinando alla punta del muso del "pesce Expo" e raggiungiamo allora all'ultimo padiglione del lato della mappa sto seguendo (dal momento che il geografo Gemy è contrario a seguire la mappa) raggiungendo il padiglione dell'Indonesia; ci inseriamo così poi subito nel primo padiglione presente sul fianco laterale del nostro cammino entrati nel decumano dopo essere usciti dal padiglione 0;l'rlanda è così la prima meta mondiale con il suo tipico padiglione immerso nel verde che accoglie con la sua natura Vip e meno Vip, persone comuni e chi viene sopraelevato dalla massa; poi si passa da una parte all'altra del mondo arrivando prima in Nepal e poi in Sudan; il suo profumo attira tutti in quanto si presenta come il simbolo della più grande golosità del pianeta: la cioccolata ed il padiglione è quello del belgio; superate le gustose prelibatezze al cioccolato di questa Nazione, ci addentriamo per una nazione che è conosciuta per tutti i film di guerra che sono stati girati sul suo povero suolo martoriato dalle guerre: siamo in Vietnam! Un loro tipico spettacolo subito adombra il passato e lancia ad un diverso presente;  per la prima volta i Paesi non vengono raggruppati in padiglioni collettivi secondo criteri geografici, ma secondo identità tematiche e filiere alimentari. In questo modo il Tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita viene trattato in modo diffuso rendendo concreto lo spirito di questi spazi che è proprio teso alla condivisione, al dialogo e all’interazione reciproca. Proseguendo ecco l'incontro con il padiglione dell'Azerbaigian con tutta la complessità di un Paese crocevia tra Oriente e Occidente; il padiglione degli Emirati Arabi Uniti tra le dune del deserto per scoprire l’importanza di acqua e datteri, verso Dubai 2020; seguendo la scia nella parte destra che ci conduce alla testa del "pesce Expo", incontriamo il primo spazio riservato alle pile di energia del meccanismo EXPO costituite dagli sponsor delle grandi multinazionali, la prima delle quali è Franciacorta, l’Official Sparkling Wine dell’Esposizione Universale che è protagonista di ogni evento ufficiale e non solo. E' stata infatti realizzata una serie di attività ed eventi, sia a Milano che in Franciacorta, per far conoscere ai visitatori il vino e il territorio. Incentivare il turismo in Franciacorta e promuovere una terra ricca di storia, tradizioni ed eccellenze enogastronomiche sono stati gli obiettivi principali di Franciacorta per il semestre della manifestazione; il successivo padiglione è stato quello dell'Kazakhstan; un viaggio virtuale ad Astana in attesa di Expo 2017; poi subito voliamo in Inghilterra dove viene toccato un tema molto particolare: seguire il ronzio di un’ape è più facile di quanto si pensi. Era difficile poi resistere all’intenso profumo di cannella proveniente dal Padiglione dell’Ungheria, che incuriosiva i visitatori con un dolce tipico della tradizione;addentrarci nel Padiglione dell'Ungheria vediamo come questo dia da molto risalto alla musica e all'arte pittorica viste sotto il loro aspetto storico all'interno del paese; proseguendo il Padiglione della Spagna accoglieva i visitatori in una struttura ispirata a una serra, con una doppia navata che voleva rappresentare l’equilibrio tra l’innovazione e la tradizione. Gli spazi erano accoglienti e comprendevano aree all’aperto, portici rivestiti di sughero, e dettagli ricoperti in sparto (erba mediterranea) e legno. Al piano terra, un pavimento di dekton (superficie innovativa) con il disegno del genoma del pomodoro accoglieva i visitatori all’inizio del loro viaggio; facendo un salto all'altro per il mondo ecco immergerci nella tradizione rumena che si mostra in una struttura semplice, ma ricca di significato per un Paese giovane e dalle grandi potenzialità; ecco poi come un susseguirsi di meravigliose immagini di uno stupendo racconto ci guidino al successivo padiglione della Romania; superato il padiglione della Romania, deviamo dal Decumano dirigendoci verso il Future food district dove ci informiamo di quello che potrà diventare la nostra alimentazione quotidiana se seguirà il passo dei nostri tempi; ritornati verso il Decumano, ci inoltriamo verso il successivo Padiglione del Messico dove abbiamo la grande fortuna di incontrare Alberto e Marco che ce lo fanno vivere a fondo nel migliore dei modi. Continuando con la sera che avanza, ecco giungere al centro dell'Expo, piazza Italia dove incontriamo e ascoltiamo il concerto della banda musicale della polizia di stato; qui ci troviamo al centro dell'Expo e vediamo per la prima volta la via Italia con in una sua estremità la Fontana della vita che viene a manifestarsi nell'intersezione con il CARDO costituita dal DECUMANO che rappresenta la via che enfatizza la moda e il lusso italiani. Abbiamo la pronta idea così di fare un giro per il Cardo andando a vedere il palazzo Italia per poi concludere la giornata dopo cena con lo spettacolo notturno dell'Albero della vita presente lì difronte. Gli edifici temporanei del Cardo che si affacciano sull'asse omonimo, un viale pavimentato largo 35 metri e lungo 325 metri che congiunge la Piazza d’Acqua a Nord con la piazza della Via d’Acqua a Sud, sono progettati con un sistema strutturale “a secco” per essere “smontati” al termine dell’evento e ricollocati in altra sede. Il concept di Nemesi per gli edifici del Cardo si basa sull’idea del Borgo Italiano, formato da volumi  formati da piccole piazze, terrazze e percorsi porticati. Composizioni geometriche differenti, talune a sbalzo, si susseguono incastrandosi tra loro come a dar vita a un grande mosaico in cui ogni pezzo ha una propria autonomia e identità progettuale. Al piano terra e al primo piano sono previste le “piazzette” generate dalle alternanze dei volumi architettonici. Gli edifici del Cardo sono rappresentativi del territorio italiano ed in particolare delle regioni, che qui trovano la loro sede di rappresentanza ed espositiva. Di fronte a Palazzo Italia, nel Cardo nord, sono stati riservati spazi istituzionali, espositivi e di rappresentanza per il padiglione dell’Unione Europea, evidenziando in modo simbolico la stretta relazione tra Italia ed Europa. Gli edifici del Cardo comprendono: padiglione Unione Europea, spazi espositivi, per eventi, di rappresentanza, per la ristorazione, terrazze eventi. Il giro per il Cardo scrutiamo quelle tipicità delle regioni italiane che rendono grande l'Italia nel mondo ed ecco uno spazio al Trentino Alto Adige che si mostra in tutta la sua filiera produttiva; poi ai padroni di casa della Lombardia; l'Emilia Romagna che promuove tutto il suo territorio sopratutto per i servizi che offre tesi ad offrire un ottimo servizio di balneazione; infine andiamo a vedere il Palazzo Italia che ci mostra tutte le bellezze e la forza culturale impressa nel territorio italiano. Infine con l'arrivo della notte ecco per concludere nel migliore dei modi questo secondo giorno immersi nel "pesce Expo", andare presso lo spettacolo notturno dell'Albero della vita dopo il quale il caso, la fortuna o la sorte hanno voluto che si presentasse l'opportunità di chiudere questa seconda giornata con la banda musicale della polizia di stato alla quale è seguito dopo cena il live di Elisa al teatro Open Air lungo il Cardo. Stanchi ma pieni di soddisfazione per questa nostra prima "giornata per il mondo", ci muoviamo per riposare verso l'hotel. Per completare la 3 giorni di visita per il pianeta, concludiamo la sera dell'ultimo giorno andando ad ammirare l'ironia atletica dei grandi attori comici che compongono il Cirque du soleil nel loro spettacolo "Alla Vita"
Il 31-10-2015 si è tenuta la cerimonia di chiusura dell'Esposizione universale. Uno spettacolo globale che rimarrà per sempre alla storia lasciano tracce indelebili nella Milano moderna.

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lunedì 15 ottobre 2018



Sono spilli che pungono
di lontano passato che si spezza
poiché a me aggiungono
solamente gli attimi di tristezza.

Le decisioni importanti 
sempre fuori catturano
per cambiare derivanti
tasselli che perdurano
grazie a Folli istanti
che le ferite suturano.

E’ fortissimo urlo interiore
che governa l’animo adesso
con dolce movenza a prioreche mi fa sentire me stesso
con un’azione d’adoratoredella creazione a complesso
che riesce di vita Amatore,stabilendo un Folle annesso.

E' in tal modo che le difficoltà affronta
procedendo oltre con una maggiore forza
in maniera che anche piccola azione conta
creando la pienezza d'animo che rafforza
la quotidianità che vera persona racconta.

Bisogna riempire di saggezza gli interiori vassoi
rispondendo con gran fermezza a domanda
che è in animo:"E se la vita fosse dentro di noi?"
E'così che abbiamo l'accesso alla banda
su frequenza per la quale sleghiamo nodi scorsoi
senza più inciampo su futura vital landa.

E' solamente in una simile maniera
che riusciamo a toccar l'infinito
di quella via maggiormente sincera
che rende il più difficile gradito.

mercoledì 3 ottobre 2018

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@@@@ 410 - @@@@@ 197 I VITALI STRUMENTI DELLA FAMIGLIA, DELL'AMICIZIA E DELL'AMORE 

Il desiderio l'intera vita pervade:
è decisa spinta continua
che sopra al più duro dolore evade
con la forza che s'abbina
a quello che tutt'intorno ti cade.

L'Amore fu la mia difesa prima
che mi resse da quel lontano urto
dopo cui nacque la potente rima
come la difesa dell'assurdo furto,
di normalità posta in anteprima.

L'Amicizia si mostrò successiva come l'arma
che ben mi protesse da quel lontan impatto
che ti rompe tutte le difese e che ti disarma
ma che con inconscio strinse il forte patto.

Tutto poi si mostrò nella forza della famiglia:
la risoluzione suprema che muove ogni cosa
e che tutte le movenze prime infine si ripiglia
scaturendo nella più splendida e pura rosa.

Un reciproco scambio di condizioni
che mi avviarono a profonda ricerca interiore
con cui capii le necessarie azioni,
per riuscir a inserirmi ad un livello superiore
nel quale tutte possibili eccezioni
rappresentan la più chiara normalità d'Amore.

Un Amore che si crea dentro senza controparte
se non la Follia che si genera nell'ignoto
e che se ascoltata, ti insegna la potente arte
che mostra della vita ciò che non è noto.

E' così che la Felicità Interiore nell'essenza nasce:
senza aver predeterminati appigli
se non l'intensa durezza d'originarie inizial fasce
in base alle quali alla fine ti ripigli
tutto quel che poi diversamente nella vita rinasce.

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COMMENTI DEL LETTORE:

mercoledì 26 settembre 2018

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@@ 76 IMMERSI NELLA RUHR OLANDESE VERSO LE FIANDRE 

Gente di ogni stampo
tutti fuor al casello dell'autostrada;
gnomi, punk e "rambo",
tingono nel color che più li aggrada.

La città di Den Haag ci ha fatto strada:
qui dell'amica Baby c'è stato nostro incontro
fornendoci con sue indicazioni la spada,
per affrontare al meglio ogni olandese scontro.

In giro per le strade dei Paesi Bassi,
osserviamo la vicinanza tra stati,
che in un vicin passato giocò gli assi
per crear su carta fedeli alleati
che intrapreser per Europa primi passi.

Visitare il mondo ti riempie con esperienza
facendoti evolver in maggior decisione
in un pianeta interiore in cui la sofferenza
non è più usuale con chiara precisione.

Vetrine espongono il sesso!!
Ciò attira uomini di desiderio
producendo un forte annesso
che ti spinge in un modo vero
a ciò che non rende depresso.

È il viaggiare in questa maniera,
che diventa quella strada giusta
per affrontar situazione più nera
nel modo che al meglio aggiusta
situazione che è la realtà sincera.

È quel modo di vivere più ottimale
che ti fornisce quei mezzi robusti
per superar ogni gravissimo male
indurendo efficace gli umani fusti
con cui l'atroce ti diventa normale.

Da Den Haag ci siamo allor mossi
passando per il Keukenhof in mezzo ai tulipani
per proceder agli immensi colossi,
di pale eoliche dei mulini a Beemster, domani.

Il nuovo giorno ci porta verso la meraviglia dei polder olandesi:
l'Olanda è una terra che giace sotto il livello del mare
ed è stata creata una struttura con quarantatré mulini ad arnesi
che spostassero l'acqua finendola poi per asciugare.

La via di Essen ci ha successivamente guidato
alle immense di Zollvereib miniere
che fino a qualche anno fa' deteneva il primato
della produzione carbonifera avere.

Ancora procediamo a Bruxelles dove s'incontrano tre nazioni:
ulteriore spunto dell'Europa la sua creazione
che fu quell'incipit iniziale che portò verso reali motivazioni
che portarono ai primi input d'unione d'azione.

Impronta dell'Expo in giro per il pianeta:
l'Atonium è di questo passo la scarpa
che nel cinquantotto cadde come cometa
suonando l'unione mondiale con arpa.

Infine procedendo verso Anversa, le mitiche Fiandre ci hanno aperto le porte:
la statua di Rubens è stata il simbolo d'entrata
che insieme al Vecchio di Jan Van Eyck, sono stati protagonisti alla corte,
portandoci a seguire della città la sua chiamata.

Come conclusione della vacanza,Eindhoven ci ha richiamato alla base,
dove il museo DAF e la Philips abbiamo salutato,
lasciando alle spalle i Paesi Bassi che di esso rappresentano una fase
di quelle esperienze di vita che di più ho Amato.

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martedì 18 settembre 2018

_1_ GIORNO: GIOVEDI' 06 - 09 - 2018

10:45 Alla Reeko home, Frank e Reeko aspettano pronti per la partenza davanti alla serranda del fondo, il terzo compagno dei loro mitici viaggi annuali: Gemy. Arrivato, saliamo nella sua macchina e via all'areoporto di Pisa. Procediamo con tranquillità visto che la partenza dell'aereo è prevista per le 15:40del pomeriggio, ma siamo pure consci che per salire in aereo Reeko ci impiega un bel po' per tutte le manovre che lo riguardano onde farlo andare seduto dentro il suo interno; alle 15:36 con la dimestichezza acquisita negli anni passati per affrontare questi viaggi, ci ritroviamo tutti e tre comodamente seduti all'interno del veicolo di volo pronti per la partenza; dopo 4 minuti con una precisione al secondo, questa avviene: alle 17:00 in punto abbiamo già percorso buona parte della tratta aerea, ma Eindhoven ancora non si vede perché coperta costantemente dalle nuvole. Alle 17:22iniziamo ad intravvederla e hanno inizio le manovre di atterraggio. Pochi minuti prima delle 18:00 siamo all'interno dell'aeroporto davanti allo strumento elettronico in cui passano nella scesa, tutti i bagagli. Stando fermi ad aspettare scrutando le nostre proprietà, passano tutti i bagagli tranne i nostri (FOTO). Nasce il panico per la troupe "castelana-biturgense" finché finalmente le valige si intravvedono e la tranquillità viene ripristinata. In totale tranquillità, così ci dirigiamo verso i portelloni per poter prendere l'auto a noleggio prenotata diligentemente da Gemy a casa. Ci ritroviamo in mezzo a due compagnie:
1. HERTZdifronte a cui ci siamo subito istintivamente messi ad aspettare; accorgendoci poi che non era questa, andiamo dalla parte opposta verso la
2. SIXT
dove capiamo che il caldo arancione, colore ufficiale di questa compagnia per il noleggio di auto, è il nostro. La lunga attesa viene poi subito ricompensata allo scorgere dell'auto che ci aspetta: una KIA SPORTAGE è ferma nei parcheggi dell'aeroporto ad aspettarci paziente e saliti, con alla guida l'esperto "navigatore umano Gemy, si parte in direzione di DE HAGUE; tale città soprannominata la ROYAL CITY BY THE SEA; questo termine rappresenta la nomenclatura olandese con cui facciamo riferimento per definire la città di AIA o come Wikipedia ducet nella lingua italiana chiamata pure AJA; la città è sede della Corte Internazionale di giustizia (FOTO). Nel percorso Reeko compie un'attenta ricerca di informazioni e possibili contatti telefonici con Barbara, cugina di Milena, che ormai è da tempo che si è trasferita e lavora in Olanda; la ricerca porta a degli ottimi risultati, infatti Barbara ha aperto insieme al suo ragazzo un ristorante chiamato MADE IN SUD al centro della città; ci dirigiamo allora a cercarlo; per la via notiamo per la strada alcune tipicità e marche più diffuse di birra come le birrerie ANIMAL ARMY BREWERY, molto diffuse nel luogo, o la piazza centro del mercato di GROTE MARKT. Soddisfatti della visita alla città e sopratutto di aver riparlato dopo un enormità di tempo con la nostra cara amica Baby, vedendo di buon cuore come stia bene trovandosi da Dio qui in Olanda, le abilità e dimestichezze ormai acquisite con l'enormità di viaggi e "avventure geografiche" fatte da Gemy, ci fanno prenotare in quattro e quattr'otto la migliore struttura per il pernottamento in sintonia con le nostre esigenze, più vicina: L'EASY HOTEL al centro di Den Haag. Arrivati, un'enorme sala piena di poltrone e tavoli, ci delizia per un meritato riposo e la camera da letto poi, completa l'opera preparandoci ad affrontare l'avventra olandese del giorno seguente. 

mercoledì 29 agosto 2018

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@@@ 83 - @@@@ 409 - @@@@@ 186 -  - @@@@@@ 147 SPETTACOLO D'AMORE: LA VIA PIU' DIRETTA ALLA FELICITA' INTERIORE

Il tuo continuo pensiero
mi genera felicità assai lieta
perché mi colora il nero
facendo brillare alta la meta
che nel modo più sincero
di gran gioia infine mi allieta.

Attrazione che ”VA OLTRE”il sentimento
perché crea delle certezze stabili
che infondono così al certo momento,
le emozioni che son più probabili
per esteriorizzar quello che mi sento
in quei modi che sono utilizzabili
per crear aura che supera il tormento.

E’un effusione di felicità interiore
che stabilizza delle emozioni che son chiare
e le quali infondono nel nostro cuore
quella spinta che a primissima evidenza pare,
la più grande espressione dell’Amore.

Poi la realtà offre occasioni
che devi afferrar al volo
perché tali sono delle unioni
in cui non voglio da solo
ma in due, studiarne copioni.
Presto,
ti giuro, ne sono assai certo,
inizierà lo splendido concerto

gesto,
dello sfilar chiaro ed aperto,
quel fare che se pur incerto,

mesto,
mi porrà d’innanzi conserto
ad esprimere ciò ch’avverto.

E ‘l’Amore che mi guida
e fin da piccolo l’ho sempre inseguito;
grazie a Lui ho la sfida
della vita di cui mi son sempre stupito,
vinto in punta di dita.

Senza farmi notare molto al di fuori
ma costruendo dentro il Folle mondo:
una meraviglia con importanze priori
visto che adesso fuori di me effondo
consapevolezze che valgono più d'ori
e per cui nel parlar non è che abbondo
azione di non renderle mezzi accessori.

Essendoci solo due attori,
lo stancarsi è purtroppo possibile
ma solo con tal dolci cori
al unisono, accostati al godibile,
tu Amerai finché non muori.

Allora iniziamolo questo grandissimo spettacolo!
Solo così ne scopriremo finale
in vista del quale qualsiasi impossibile ostacolo
osserveremo con il canocchiale:
si, perché nella mia esistenza sol io stesso colo
quel dolore che acquista banale
poiché conscio sono adesso dell’importante ruolo
di pervenire a felicità epocale.

Assurdo, si ne sono ben conscio,
come lo è anche il viver moderno
il quale rende lieve e moscio,
ogni vitale, più importante perno.

Oggi giorno 
l’uomo non capisce l’importanza che possiede l’Amore
che intorno,
è il sistema diretto per pervenir alla felicità interiore.

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COMMENTI DEL LETTORE:

venerdì 10 agosto 2018

10. M. FOUCAULT

M. Foucault nel lavoro letterario di una vita, ha incentrato i suoi scritti proprio sul tema della Follia attraverso la ricostruzione del suo profilo storico e l'attualizzazione di un'immagine che, oltrepassando gli sterili confini di una cronologia meramente elencativa dei singoli eventi, giunge a ricoprire un piano della conoscenza molto più vasto e pregnante di quanto non possa sembrare.
nei suoi testi la Follia sarà l'oggetto e al tempo stesso il soggetto del discorso, del suo sviluppo e della sua involuzione attraverso le epoche di una Storia che non parla solo di "cose", ma anche di "fatti", ai quali non si limita ad attribuire significati, ma li fa significare.

La sua opera è intitolata SINTESI DELLA STORIA DELLA FOLLIA NELL'ETA' CLASSICA:

CAPITOLO 1. - SULTIFERA NAVIS.
LEBBRA - MALATTIE VENEREE = ESCLUSIONE ED ABBANDONO NEGLI OSPEDALI
--------> INCONTRO CON IL VERO DOLORE
E’ a partire dalla scomparsa della lebbra in Europa che, anche se ancora a livello inconscio, l’esperienza dell’isolamento della Follia e dell’internamento cominciano a farsi strada nella mentalità medioevale, fino all’esplosione che avranno nell’Età Classica. Gli ospedali e gli edifici sanitari che erano destinati ad ospitare i malati di lebbra si riveleranno allora i luoghi più adatti per quell’esperienza correzionaria di isolamento e prigionia che contraddistinguerà la Follia nel XVII secolo. Ma nel Medioevo la concezione di Follia era ancora inserita nell’antica contrapposizione Bene/Male come parte inscindibile dell’umana tragicità, e sebbene già sulla via dell’alienazione e della punizione, il folle era largamente ammesso nella società come parte costitutiva di essa. L'ISOLAMENTO non gli precludeva un ruolo sociale e simbolico che l’arte e la cultura dell’epoca non mancheranno di concedergli, e la sua fascinazione sulla filosofia e sulla religione era ancora molto influente. Ancor più che uomo in carne ed ossa, nel Medioevo il Folle è un personaggio, oggetto di rappresentazione artistica e di allegoria, stereotipo dell’insensatezza della condizione umana e ricettacolo delle paure dei propri contemporanei.
Il campo in cui più la figura del Folle ebbe successo fu sicuramente la pittura. "Sotto la superficie dell’immagine s’insinuavano tanti significati diversi a tal punto che essa non presentava più che un volto enigmatico. Ed il suo potere non era più di insegnamento ma di fascinazione". La definizione presente nel libro mostra in modo evidente il tipo di rappresentazione della follia che andava diffondendosi nei primi secoli dell’anno mille, e che saranno poi definitivamente codificati da geni visionari come Durer, Brueghel e Bosch. Proprio quest’ultimo è l’autore di un quadro fondamentale, la "Nave dei Folli", attorno a cui Foucault fa ruotare la propria interpretazione dell’esperienza medioevale della Follia, analizzandone i significati impliciti. Nel dipinto di Bosch il Folle è in tutto e per tutto stereotipo della sregolatezza e dell’insensatezza della condizione umana, reso protagonista di un viaggio insulso alla volta del nulla, o forse del sapere universale. La navigazione è al contempo simbolo dell’isolamento e della purificazione, preludio dell’internamento e rito misterioso che si riconduce ad antiche magie e cabale che nel Medioevo affiancavano costantemente l’immagine del Folle. Al fianco del viaggio verso l’ignoto, nella rappresentazione della Follia di Bosch troviamo anche la tendenza a raffigurare animali fantastici ed il più delle volte mostruosi, uomini dai visi deformi e dagli arti mutilati, ed una serie di altre visioni sconcertanti in cui sono sfogate le paure inconsce della società sua contemporanea. Le figure fantastiche diventano allegoria delle incertezze dell’uomo, dell’incapacità di rispondere alle domande della vita, anche se a volte sono semplicemente sfruttate per la satira sociale o per l’esaltazione del mondo alla rovescia carnevalesco. Emblematici di questo sono anche alcuni quadri di Brueghel ed il sinistro libro di Brandt, il Narrenschiff, odissea dantesca della follia a bordo di una nave carica di tipi umani e personaggi simbolici.
Ma il Folle è visto anche come il possessore di un sapere oscuro e proibito, capace di vedere realtà superiori che nascondono segreti misteriosi o rivelazioni religiose. Spesso è associato alla figura del mago e del sapiente, e non a caso è proprio la filosofia che tende a sconfinare nella Follia durante il Medioevo; il primo canto del poema di Brandt è consacrato ai libri ed ai sapienti, e nell’incisione che appariva sulla copertina della prima edizione troneggia al centro della cattedra di libri il Maestro che porta dietro il suo berretto di dottore il cappuccio dei pazzi tutto cucito di sonagli. Anche Erasmo dedica molto spazio ai filosofi ed ai teologi nella sua ronda dei folli, come d’altra parte l’infinito di Cusano, che è la saggezza di Dio, non si distacca molto nella sua definizione dall’abisso della Follia: "Nessuna espressione verbale può esprimerla, nessun atto di comprensione farla comprendere, nessuna misura misurarla, nessun compimento darle un compimento, nessun limite limitarla, nessuna proporzione proporzionarla, nessun paragone paragonarla, nessun simbolo simboleggiarla, nessuna forma darle forma…". Anche la teologia si trova quindi implicata nel paradosso della Follia; la ragione umana al confronto di quella di Dio non è che Follia.
La complementarità della Follia con la ragione si ritrova nella distinzione che veniva fatta, a partire da Erasmo, di due tipi di Follia:
1. da una parte una "Folle Follia", che rifiuta la follia caratteristica della ragione e rifiutandola la raddoppia, cadendo nella più semplice, chiusa ed immediata delle follie;
2. d’altra parte una "Saggia Follia" che accoglie la follia della ragione, la ascolta e la lascia penetrare nei propri pensieri: ma così facendo si difende dalla follia più di quanto possa fare l’ostinazione di un rifiuto sempre sconfitto in partenza.

CAPITOLO 2. - IL GRANDE INTERNAMENTO.
RAGIONE SRAGIONEVOLE E SRAGIONEVOLE RAGIONE
--------> PRESA DI COSCIENZA
E’ con l’avvento dell’Età Classica e con le riflessioni di Cartesio e di Montaigne che l’orizzonte medioevale della Follia comincia a restringersi, e l’autorità del pensiero prevale sull’interpretazione allegorica della follia. "Se l’uomo può sempre essere Folle, il pensiero, come esercizio della sovranità da parte di un soggetto che si accinge a percepire il vero, non può essere insensato. Viene tracciata una linea di separazione che renderà ben presto impossibile l’esperienza di una Ragione sragionevole e di una Sragionevole ragione". La Follia comincia ad allontanarsi dalla comunità, e ben presto i privilegi culturali ed il potere di suggestione del folle lasceranno spazio alla sua visione come minaccia, o semplicemente come individuo superfluo da allontanare e rimuovere dalla coscienza sociale.
Le strutture lasciate libere dai lebbrosi rivelano finalmente la loro utilità nell’accogliere una vasta umanità di individui respinti dalla città, diventando ospedali ed al contempo carceri per individui di ogni tipo ed estrazione sociale. Emblema delle nuove strutture dedicate all’isolamento è l’Hopital General di Parigi, fondato nel 1656, che viene definito da Foucault "il terzo stato della repressione". Si tratta appunto di uno dei primi ospedali destinati ad accogliere e "correggere" i folli e gli alienati, ma è in realtà l’emanazione di un’autorità assoluta che il re crea ai limiti della legge tra la polizia e la giustizia. Fin dall’inizio è evidente che non si tratta di un’istituzione medica, ma di una sorta di entità amministrativa dotata di poteri autonomi, che ha diritto di giudicare senza appello e di applicare le sue leggi all’interno dei propri confini.
I malati sono trattati senza rispetto per le condizioni in cui versano, e tutta l’organizzazione ricorda molto da vicino quella di un carcere. Una testimonianza racconta: "Io li ho visti nudi, coperti di stracci, senz’altro che un po’ di paglia per proteggersi dalla fredda umidità del selciato sul quale sono distesi. Li ho visti grossolanamente nutriti, privati d’aria per respirare, d’acqua per spegnere la loro sete, e delle cose più necessarie alla vita. Li ho visti in balia di veri carcerieri, abbandonati alla loro brutale sorveglianza. Li ho visti in stambugi stretti, sporchi, infetti, senz’aria, senza luce, rinchiusi in antri dove si temerebbe di rinchiudere le bestie feroci…".
E’ qui che nasce davvero l’esperienza dell’internamento, destinata ad essere emblema di tutto il modo di pensare e di reagire alla Follia durante l’Età Classica. Ben presto le case di correzione cominceranno a diffondersi dappertutto, in Francia ed in Europa, e a diventare strumento del potere, che non esiterà a ricorrere ad arbitrarie misure d’internamento: nell’arco di breve tempo un parigino su cento vi si troverà rinchiuso.
Con l’esperienza correzionaria si assiste al ribaltamento di concezioni etiche e religiose proprie del Medioevo, e ad una nuova presa di posizione della Chiesa riformata davanti all’intero problema della carità. Un tempo la povertà era vista come mezzo divino per manifestare la propria fede: aiutando il povero e compiendo atti di carità ci si poteva guadagnare la salvezza in cielo. Ma con la negazione del valore delle opere attuata da Lutero e dalla Riforma, da occasione di gloria la povertà cade nell’ambito della semplice colpevolezza di chi ne è vittima, passando dunque ad una concezione morale che la condanna. La povertà, e con essa la Follia, diventa odiosa, non tanto per le sue miserie corporali, di cui è ammessa la compassione, quanto per quelle spirituali, che fanno orrore. E’ al termine di questa evoluzione che si incontrano le grandi case di internamento, figlie della laicizzazione della carità e indubbiamente della punizione morale della miseria. La carità è ora un dovere di stato sanzionato da leggi, e la povertà una colpa contro l’ordine pubblico.
Nascono così due modi di intendere la povertà/follia: da un lato esiste la regione del bene, dove la povertà è sottomessa, e conforme all’ordine che le viene imposto; dall’altro la regione del male, cioè la povertà ribelle che a quest’ordine cerca di sfuggire. La prima accetta l’internamento e vi trova la sua pace, la seconda lo rifiuta, e rifiutandolo lo merita. "L’opposizione tra poveri buoni e cattivi è essenziale alla struttura e al significato dell’internamento. L’Hopital General li designa come tali e la follia stessa è ripartita secondo questa dicotomia, e può entrare in tal modo, a seconda dell’atteggiamento morale che essa sembra manifestare, tanto nella categoria della beneficenza quanto in quella della repressione".
Un’altra grande caratteristica dell’età Classica fu trovare nell’espiazione del lavoro una solida giustificazione alla costruzione delle case d’internamento. Nella concezione cristiana il lavoro è un’espiazione che l’uomo è costretto a pagare in seguito al peccato originale, ed ha quindi valore di penitenza e riscatto. Il povero, il folle e tutti coloro che nella società del XVII secolo erano refrattari alla logica del lavoro "tentavano oltremisura la potenza di Dio": dal momento che la grazia è concessa quotidianamente all’uomo in virtù del suo lavoro, non lavorare era come forzare in un certo senso la grazia divina. L’ozio e la pigrizia diventano quindi emblema del male e dell’eresia nell’Età Classica, e non a caso la Follia è vittima di questa concezione. Mentre nel Medioevo la sensibilità verso il folle era legata a trascendenze immaginarie, ora il folle è giudicato secondo l’etica dell’ozio, ed in virtù della sua inutilità sociale viene condannato ed escluso, insieme ai poveri, ai malati ed ai criminali.
Dunque l’Età Classica diventa il momento in cui la Follia è percepita nell’orizzonte sociale della povertà, dell’incapacità al lavoro, dell’impossibilità di integrarsi al gruppo; è cioè il momento in cui essa comincia a far parte dei problemi dell’ordinamento civile. Viene tracciata una linea di demarcazione tra spazio sociale e Follia, e a quest’ultima si riserva una zona neutrale dove potersi manifestare all’oscuro di tutti, negandole così la sua libertà.

CAPITOLO 3. - IL MONDO CORREZIONARIO.
DISORDINE DELL'ANIMA CHE BISOGNA DOMARE CON FORZA
--------> IL FOLLE: LA GENESI
Vediamo quindi come l’Età Classica abbia neutralizzato in un colpo solo e con efficacia sicurissima, tanto più sicura quanto più cieca, coloro che noi normalmente distribuiamo nelle prigioni, nelle case di correzione, negli ospedali psichiatrici o negli studi degli psicoanalisti. Il mondo degli internati era costituito da ogni sorta di personalità, ed entrando in uno qualunque dei numerosissimi edifici dedicati all’alienazione si potevano incontrare folli, criminali, dissidenti politici fra le varie migliaia di persone che vi erano rinchiuse.
Nell’internamento non ci si chiede se ad essere colpita è la ragione: ogni forma sociale che si scontra contro la lucida razionalità secentesca viene imprigionata. Anche certe stravaganze "libertine" come quelle di De Sade saranno viste affini con la problematica della Follia e del delirio; saranno ammesse facilmente la magia, l’alchimia, le pratiche profanatrici e pure certe forme di sessualità verranno apparentate con la sragione. L’omosessualità e la sodomia erano punite come sintomi di follia, e l’Età Classica giunse a imporre una distinzione fra amore di ragione e quello di sragione, ponendo l’omosessualità entro i confini di quello di sragione.
Il suicidio era posto alla stregua delle altre manifestazioni di follia, in uno sconcertante ribaltamento della stessa etica cristiana: "Il tentativo di suicidio indica in sé stesso un disordine dell’anima che bisogna domare con la forza. Non si condannano più coloro che hanno tentato di uccidersi; li si rinchiude, e si impone loro un regime che è ad un tempo una punizione ed un mezzo per prevenire un altro tentativo". A loro volta però l’empietà e la bestemmia saranno duramente punite dall’etica correzionaria, così come per l’ateo l’esperienza dell’internamento avrà una funzione di riforma morale in favore di un attaccamento più fedele alla verità.
Addirittura i sifilitici, in virtù dell’oscurità della loro malattia venivano ammessi all’Hopital General in quanto corrotti, vittime della punizione di Dio e dunque bisognosi di castigo e penitenza. Secondo Thierry de Hery infatti nessuna causa comune poteva spiegare questa misteriosa malattia: "Per questo dunque noi dobbiamo riportare la sua origine all’indignazione ed alla volontà del creatore di ogni cosa, il quale, per frenare la troppo lasciva, petulante, libidinosa voluttà degli uomini, ha permesso che tale malattia regnasse fra di loro, per vendetta e punizione dell’enorme peccato di lussuria". La concezione del male come legato al corpo giustificava dunque le punizioni fisiche, tanto diffuse nella pratica dell’internamento: era giusto castigare la carne dal momento che essa legava il malato al peccato, e così facendo si curava la malattia rovinando la salute che favoriva la colpa stessa.
L’Età Classica aveva così trovato un luogo di redenzione comune ai peccati della carne ed agli errori della ragione, secondo l’astuzia della ragione medica che procura il bene attraverso la sofferenza. Ma così come la parentela fra medicina e morale era ammessa fin dal mondo greco, nel XVII secolo questa parentela venne sfruttata nella maniera meno greca possibile: nella forma della repressione, della coercizione, dell’obbligo di meritare la salvezza.
Il Folle torna così ad essere personaggio, tipo ideale dell’isolamento: omosessuale, ateo, bestemmiatore, mago, suicida. Ma non si tratta più dei personaggi che popolavano la Nave dei Folli, che erano tipi morali come il ghiottone, il sensuale, l’orgoglioso. "A partire dal XVII secolo l’uomo di sragione è un personaggio concreto, tratto da un mondo sociale reale, giudicato e condannato dalla società… la Follia è stata bruscamente investita da un mondo sociale nel quale essa trova il suo luogo privilegiato ed esclusivo di apparizione; le è stato attribuito un territorio limitato dove ognuno può riconoscerla e denunciarla".
Mentre nel Medioevo il problema della Follia era ancora inserito nella problematica del Bene e del Male, giustificandola con la tragicità umana, nell’Età Classica l’analisi etica dell’uomo contrappone fortemente la ragione alla sragione, escludendo e condannando irrimediabilmente quest’ultima, e compiendo così la più grande delle follie: pretendere di poter eliminare la Follia isolandola e definendola.

CAPITOLO 4. - ESPERIENZE DELLA FOLLIA.
ALIENAZIONE E RICERCA NEL PROPRIO ESSERE
-------->; STORIE DI PURA FOLLIA
Finora l’analisi della strutture e dei criteri dell’internamento lascia supporre che alla follia si siano applicate misure di correzione generali e indifferenziate per aver misconosciuto la sua natura, senza riconoscerne i segni positivi. Ma in realtà questa cecità propria dell’Età Classica nasconde una coscienza precisa ed esplicita. Sebbene dopo due secoli di internamento ci si sia resi conto che la "confusione" applicata nel XVII secolo alla reclusione era assolutamente arbitraria ed il più delle volte profondamente sbagliata, bisogna analizzare il perché di questo errore, e soprattutto mettere in luce l’omogeneità di un processo che si è cominciato a criticare soltanto dopo la sua conclusione.
Analizzando i libri dell’internamento ci si accorge che una delle parole più usate per caratterizzare il folle era quella di "furioso", già termine tecnico della giurisprudenza e della medicina. "Nell’internamento esso fa allusione a tutte le forme di violenza che sfuggono alla definizione rigorosa del delitto e alla sua catalogazione giuridica; esso mira ad una specie di regione indifferenziata del disordine, a tutto il dominio oscuro di una rabbia misteriosa che appare al di qua di una possibile condanna". Sebbene ciò possa apparire una nozione confusa, è abbastanza per motivare alcuni aspetti polizieschi e morali dell’internamento, e a farci comprendere come una follia che era misconosciuta nell’ambito della malattia fosse accomunata al libertinaggio o alla dissolutezza.
Ciò non giustifica però la totale assenza di cure mediche specifiche all’interno delle case di correzione, dove i medici erano presenti solo ed esclusivamente in virtù di un decreto che era poi lo stesso che regolava la sanità delle prigioni. La gente non veniva rinchiusa per guarire, dal momento che il problema non veniva nemmeno posto, ma solo per terminare i propri giorni secondo le abitudini della vita correzionaria e lontana dalla società. "In tutti gli ospedali od ospizi sono stati abbandonati agli alienati alcuni edifici vecchi, cadenti, umidi, mal disposti e non costituiti a questi fine… in un piccolo numero di ospizi, dove si rinchiudono i prigionieri nei padiglioni detti di forza, questi internati abitano coi prigionieri e sono sottoposti allo stesso regime".
La sottile presenza della concezione della follia come malattia, seppur ridotta e limitata, è contemporanea alla generale concezione della follia come appartenente all’internamento, all’alienazione ed alla punizione. Secondo Foucault è proprio questa giustapposizione che pone il problema della Follia durante l’Età Classica, e che contemporaneamente può servire per comprendere a fondo quale fosse lo statuto del folle in quest’epoca. Da un lato, nonostante le attuali conquiste mediche e psicanalitiche nel campo della sragione, non si può ignorare il fatto che da sempre la follia non si è mai esaurita nel dominio della medicina. Il Folle non ha mai avuto bisogno delle determinazioni della medicina per accedere al proprio reame di individuo, ed anzi lo ha ottenuto nel Medioevo in un ambito del tutto estraneo alla cultura medica e correzionaria. Con la Renaissance il folle cominciava ad essere definito in una prospettiva propria e molto più individuale, dove l’aspetto della malattia si configurava per la prima volta nella sua immagine. L’Età Classica ha riassorbito il folle confondendolo nuovamente in un orizzonte generale, ma questa volta si tratta dell’orizzonte generale dell’internamento e della cura, anche se nelle sembianze della punizione e della mescolanza con personaggi che nulla hanno a che vedere con la follia vera e propria, o per meglio dire, medica.
L’involuzione dell’Età Classica dunque, pur mantenendo tutti i suoi aspetti negativi ed i suoi clamorosi errori, è il passaggio necessario alla moderna coscienza medica della follia, che prende a sua volta le mosse dall’isolamento e dall’ospedale psichiatrico come principio di cura. Non è giusto riconoscere all’internamento i caratteri della modernità solo liberandolo dei caratteri punitivi e di imprigionamento, ma ugualmente non si deve negare l’originale esperienza classica della follia che, privata della sua individualità, si appresta ad entrare nel campo della cura medica.
Ciò che però non si deve dimenticare è la prevalenza che fu accordata alla giurisprudenza rispetto alla medicina in tutta l’Età Classica. L’internamento non era decretato dal medico quanto dal magistrato, tant’è che i Folli erano ammessi nelle case di correzione solo in seguito ad una sentenza di tribunale. Questo perché nel XVII secolo la follia era un problema di sensibilità sociale; ed avvicinandosi al delitto, allo scandalo ed al disordine essa poteva essere giudicata secondo i loro canoni. Qui si contrappongono alla concezione classica tutte le nozioni di diritto romano e canonico che erano già state elaborate secoli prima, e che riconoscevano al folle un’immunità giuridica dettata dal suo stesso stato di impotenza mentale. "Come soggetto del diritto, l’uomo si libera delle sue responsabilità nella misura stessa in cui è alienato: come essere sociale, la Follia lo compromette nelle vicinanze della colpevolezza". Da un lato dunque vediamo una concezione del diritto che scagiona la follia nella misura dell’incapacità, dall’altro una concezione sociale che confina la Follia nello scandalo e nell’internamento. Quando nel XIX secolo l’uomo di sragione passerà negli ospedali e l’internamento diventerà semplicemente un atto terapeutico volto alla guarigione del malato, perderemo per sempre la distinzione che l’Età Classica concedeva al palesarsi di questi molteplici volti della Follia.

CAPITOLO 5. - GLI INSENSATI.
EMARGINAZIONE UMANA DEI DIVERSI NEL LORO VIAGGIO INTERIORE ALLA SCOPERTA DELLA FOLLIA
--------> LA FOLLE GUARIGIONE
In definitiva l’internamento emblema dell’Età Classica si configura particolarmente come punizione etica, così come nell’orizzonte etico si pone l’intera problematica della Follia. Non ci si deve stupire dell’indifferenza che nel XVII secolo viene opposta alla separazione di Follia e colpa, di alienazione e malvagità. Essa non deriva da un sapere insufficiente, ma da un’equivalenza decisa lucidamente: Follia e delitto non si escludono, ma si implicano l’un l’altro. E’ interessante in merito la vicenda dell’abate Bargedè, che venne internato nel manicomio di Saint-Lazare nel 1704 per crimini di usura, e che si rifiutava fermamente di pentirsene facendosi onore di essere avaro: "Bargedè è insensato. Ma non come i personaggi imbarcati sulla Nave dei Folli, che lo sono nella misura in cui sono stati trascinati dalla forza viva della Follia. Bargedè è insensato non perché ha perduto l’uso della ragione, ma perché malgrado sia uomo di Chiesa, pratica l’usura, perché non dimostra nessuna carità e non prova nessun rimorso, perché è caduto ai margini dell’ordine morale che gli è proprio. Ciò che si tradisce in questo giudizio non è l’impotenza a portare a termine un decreto di malattia, non è neppure una tendenza a condannare moralmente la Follia; ma il fatto, essenziale indubbiamente per capire l’Età Classica, che la follia diviene per essa percepibile nella forma dell’etica ".
Nel mondo dell’internamento la follia non spiega e non scusa niente; essa entra in complicità col male per moltiplicarlo, per renderlo più insistente e pericoloso, per prestargli nuovi volti. La Follia che non intende esserlo o la semplice intenzione senza follia hanno lo stesso trattamento, forse perché hanno oscuramente la stessa origine: il male o perlomeno una volontà perversa.
Così, poco importa sapere se la ragione è stata effettivamente colpita, l’importante è punire il cedimento di volontà che è alla base della Follia. L’entrata della volontà nell’orizzonte della follia non è esplicita nei testi che si sono conservati fino ad ora, ma si tradisce attraverso le motivazioni e le modalità dell’internamento. La Follia è offesa alla morale.
La Follia è anche scandalo della condizione umana abbassata a quella animale, il rinnegamento di quei valori che fin dall’antichità distinguevano l’uomo dalle bestie egli donavano la dignità di cui l’Età Classica faceva manifesto. L’animalità è il limite assoluto della ragione incarnata e lo scandalo stesso della condizione umana.
"La psichiatria positiva del XIX secolo, ed anche la nostra, se hanno rinunciato alle pratiche, se hanno lasciato da parte le conoscenze del XVIII secolo, hanno ereditato segretamente tutti quei rapporti che la cultura classica nel suo insieme aveva instaurato con la sragione; li hanno modificati e spostati; hanno creduto di parlare della sola follia nella sua oggettività patologica; loro malgrado, avevano a che fare con una follia ancor tutta abitata dall’etica della sragione e dello scandalo dell’animalità".



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